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    26 January

    La lunga strada per l'esame

    Tutti i vicini ci guardano
    e pensano che noi siamo strani
    e noi
    pensiamo lo stesso di loro
    e facciamo tutti centro

    H.C.Bukowsky

     

    Ai licaonici 

    La lunga strada per l’esame
     
      Partendo dai presupposti che io e lo studio ci siamo sempre guardati con malevolo sdegno e in cagnesco, e che l’uno era solito parlare male dell’altro fino dal giorno che sono nato, e che ho sempre considerato la scuola una succursale di San Quintino; la strada e le difficoltà che ho incontrato per preparare il mio primo esame universitario sono tranquillamente paragonabili, di fatto, a far passare un cammello per la cruna di un ago (tutti i diritti dell’ultima dichiarazione sono riservati al tizio barbuto e capellone di 2000 anni fa). Erano trascorsi un paio di lustri dal mio ultimo periodo di studio, che mi aveva consentito di passare la fase liceale con il considerevole risultato di 60/100. Dico “considerevole”, perchè all’epoca ero partito da un livello di conoscenze pari al contenuto di un barattolo di scorregge e a soli 40 giorni dall’esame: si può dire che sono stato il Frodo Baggins della situazione. Chiarito questo mi accingo a raccontare, in modo impropriamente scientifico, giorno per giorno, sentimento per sentimento, goccia dopo goccia, lettera dopo lettera, tutto ciò che è stato di me a partire da sette giorni dall’esame.
    Oh! Quasi dimenticavo…E’ il punto di vista di uno studente di livello basso-mediocre, non di uno bravo.
     
    Giorno I: Lunedì
     
    Quando manca una settimana la preoccupazione è pari a zero, il battito cardiaco regolare, la motivazione è alle stelle (nonostante la coscienza del fatto che sarà una settimana marrone): “questo esame s’ha da fare” è il primo motto, sostenuto dal secondo “C’è molto tempo”. L’atmosfera nell’aula studi di St.Vitale è rilassata e le pause tra capitolo e capitolo sono condite da simpatici siparietti dei frequentanti; mossi per lo più dallo spirito dello studioso battagliero che anima ogni studente quando l’esame è distante nel tempo. Conclusione giornata: clima disteso, sorrisi, magari qualche “gotto”, così, allegria!
     
    GiornoII: Martedì
     
    Gli studi procedono a ritmo regolare, così come la motivazione e il senso di sicurezza sempre correlato al tempo. Primi sintomi di cambiamento: lieve aumento dell’uso di caffè e tabacco (comunque in quantità quasi impercettibili). Iniziano i primi problemucci di poco conto: quali cose chiederà di preciso? Quali parametri di valutazione adotterà? Tuttavia mancano solo 24 ore in meno rispetto a ieri: “C’è ancora tempo”. Conclusione giornata: Clima disteso, sorrisi, meno “gotti”, così, allegria!
     
    Giorno III:Mercoledì
     
    La levata è stata anticipata rispetto i giorni precedenti: “non sarà la preoccupazione?”. Non diciamo sciocchezze! In fondo mancano 5 giorni con oggi-pensate. Dopo qualche ora di studio la sedia comincia a diventare scomoda, fa più caldo di ieri, l’uso di sigarette subisce qui il primo vero e proprio incremento visibile. L’uso di caffè si fa consistente: ciò comporta qualche lieve scompenso cardiaco durante la notte: questo porta a dormire qualche ora di meno. Vi guardate allo specchio e gli occhi sono un po’ arrossati e notate che il nervo sulla tempia si è lievemente ingrossato. Alla sera rifiutate il tradizionale spritz (sotto lo sguardo attonito del vostro interlocutore). Conclusione giornata: siete meno motivati e più stanchi, in fondo non manca molto. I sorrisi diventano leggermente forzati e la voglia di relazionarvi con gli altri simili è scarsa, talvolta una seccatura.
     
     
     
    Giorno IV:Giovedì
     
    Vi alzate con un leggero mal di testa e vi preparate immediatamente una moca di caffè “misura 3” solo per voi (negando a un vostro familiare di passaggio il piacere della miscela mattutina). C’è una strana atmosfera di tensione che solo voi percepite e, in più, avete l’impressione che il familiare al quale avete negato il caffè stia tramando contro di voi. Inizia la segregazione. Il pallido sole invernale è quasi fastidioso e così chiudete le tende: sareste completamente al buio se non fosse per quella benedetta lampada da scrivania che si rivela provvidenziale per salvarvi qualche diottria. Dopo solo due ore di studio vi accorgete che quel leggero fastidio che avvertivate alle natiche sta diventando un vero problema: un principio di emorroidi? Ormai il tabagismo è un fatto cronico e ad ogni capitolo corrisponde una sigaretta. Siete decisamente scocciati da ogni fattore che si consideri “disturbo della pubblica quiete”: il telefono grida a vuoto, il postino comincia a innervosirvi, l’animale domestico non è più una creatura amica, è ormai un simbolo porta sfortuna che occupa spazio in casa, vi toglie ossigeno prezioso: la vostra stanza non è abbastanza grande per tutti e due. L’animale viene quindi esiliato dal suolo di vostra competenza. Conclusione giornata: non c’è nessuna voglia di ridere, l’esame è alle porte e iniziate disinteressarvi del mondo esterno creando un’aura di astio e misantropia attorno a voi.
     
    Giorno VI: Venerdì
     
    Vi svegliate con le palle decisamente rovesciate e la luna storta. Aggredite subito la moca in cucina facendole fare gli straordinari: oggi “caffè misura 5” ma visto che due moche da tre fanno caffè “misura sei”, un sesto viene quindi gettato nel secchiaio alla faccia di qualsiasi stronzo che voleva soddisfare la sua brama di caffeina sul vostro lavoro. Sedete per iniziare ma le emorroidi hanno trionfato nella notte e promettono guerra. Il postino recapita un contratto della Malboro che vi vuole come sponsor: firmate senza pensare e lo mandate a cagare. I testimoni di Geova capitano nel posto sbagliato al momento sbagliato e li invitate a suicidarsi. Il telefono suona in continuazione: il filo viene strappato a morsi. C’è dannatamente poco tempo: sono pronto su tutto?-vi chiedete in continuazione, ma vi accorgete che più apprendete, più le conoscenze acquisite i giorni prima diventano incerte e confuse. L’uso della bestemmia è assai frequente e irrazionale. Conclusione giornata: manca poco cazzo manca poco cazzo manca poco cazzo manca poco cazzo. Sale l’adrenalina.
     
    Giorno VII: Sabato
     
    Il tempo di sonno si può contare sulle falangi di un dito- Non è che sto esagerando col caffè?- vi chiedete- ma ormai avete già la moca in mano: “caffè misura 6”. 48 ore di tempo per chiudere, poi arriva il giorno del giudizio. Dalla finestra scorgete il postino che infila frettolosamente la posta nella cassetta e se la batte a tutta birra col suo maledetto motorino. I testimoni di Geova lo seguono alzando i colletti dei cappotti. Alla decima ora di studio vi appare in allucinazione S.Pietro che vi augura buona fortuna: con le mani sulle palle lo invitate cortesemente a lasciare la casa minacciandolo di chiamare la polizia. Nonostante le ferventi proteste, il sant’uomo viene restituito alla strada. Il tasso di nicotina nel sangue ha ormai surclassato quello dei globuli rossi. Involontariamente avete mangiato il pacchetto di sigarette scaricando la colpa sulla fame nervosa: comunque questo non farà altro che agevolare l’azione delle emorroidi che sono ormai grandi quanto enciclopedie. Conclusione giornata: vi addormentate alle 4 del mattino tra incubi infernali con diavoli che passano stracci bagnati sulle vostre certezze, scritte sulla lavagna del vostro cervello- Ho fatto bene a scacciare S.Pietro?-vi chiedete.
     
     
    Giorno VIII: Domenica
     
    Venite svegliati con un bastone lungo attraverso la porta da un vostro familiare. La moca è sparita: la stronza non vuole collaborare. La scovate celata sotto una pentola e la usate fino allo scioglimento: il cuore implora pietà. La vostra squadra del cuore ha vinto ma non porta quella solita allegria che trasmette di solito. Dalla solita finestra salutate col dito medio il postino che va a fare una scampagnata domenicale coi testimoni di Geova e S.Pietro, che si è intrufolato nell’allegra brigata. Qualcuno vi ricorda che è il giorno del Signore, voi ribattete che il Signore non aveva esami da fare e che il Lunedì può permettersi di svegliarsi a mezzogiorno. Le emorroidi non le sentite più: ormai siete entrati con la mente in un mondo metafisico, dove l’unico dolore percepibile è dato esclusivamente dalle lacune della conoscenza. Proprio quella notte un gatto in calore ha deciso di dedicare alla sua bella una serenata; nonostante siate sempre stati rispettosi della natura correte in cantina e recuperate uno di quei vecchi scarponi chiodati da montagna, tornate alla finestra e cercate di centrare quel maledetto felino rompicoglioni: probabilmente lo mancate perchè siete stanchi e deconcentrati, il gatto in calore no.  Conclusine giornata: Vabbè, ormai ci siamo, perciò vaffanculo.
     
    Giorno dell’esame: lunedì
     
    Siete seduti davanti al docente con lo sguardo completamente perso nel vuoto, notate nei suoi occhi una fastidiosa espressione di sfida. La prima domanda conferma una delle leggi di Murphy: Siete pronti al 99%? Avete trascurato l’ 1% della materia da studiare? Ergo, la prima domanda riguarderà proprio quella centesima unità. Sullo schermo dei vostri pensieri appare come sola risposta una bestemmia chiara e luminosa, scritta in carattere “comic” misura 72 e circondata da un rettangolo di stelline intermittenti. Comincia la rampicata sugli specchi. Poi si passa alle altre domande, che ovviamente riguardano argomenti sui quali zoppicate. Le ultime domande sono la salvezza, il rigore all’ultimo minuto, le domande sulle quali siete più pronti: si pareggiano i conti. L’esito è infine soddisfacente, ma se quello stronzo mi avesse chiesto quello che sapevo meglio, avrei preso di più- pensate. Rientrati a casa fate benedire la vostra stanza da un esorcista, vi riconciliate con il postino e adesso potete finalmente godervi l’assegno della Malboro che vi ha appena recapitato. Il mattino seguente vi risvegliate non ricordando nulla della sera prima; questo perché non avete potuto resistere dal festeggiare il vostro primo successo: Bene! Ora c’è spazio nella testa per un nuovo esame…YEAH!!

     

      By Massi

    22 January

    Ci siamo un po' arenati

    Ragazze e ragazzi licaonici non va affatto bene! Capisco gli esami ma anche la Licaonia richiede il suo tributo di attenzione e dedizione! Giusto per non fermarci con le composizioni posto di seguito una poesia un po' dura... By Paolo.

    Stragi dimenticate

    Colpi di Kalashnikov nella notte.

    Strazianti urla di bambini resi orfani dall’odio

                         di madri impotenti dal terrore

                         di giovani rapite dalla violenza

    Ed è ancora morte nell’uomo.


                    Nel mio letto, 20 dicembre, verso le 2 di notte…

    15 January

    Librai

    Premetto che le situazioni riportate sono assolutamente VERE.
     
    Sambu: "Mi scusi avete Dante Tutte le Opere?"
    Libraio: "Dante chi?!?"
     
    Amico di Giuliano: "Scusate avete il Canzoniere di Petrarca?"
    Libraio: "Mi dispiace ma non teniamo dischi."
     
     
    12 January

    Progetto: Parodia dei Promessi Sposi

    Gerarchia dei cattivi:

     

    Innominato: oscuro capo della G.e.a. che ha potere su tutto il mondo del calcio.

    Don Rodrigo: Luciano Moggi che sarà Don Mogrigo.

    Conte Attilio: Lapo Elkann che sarà Conte Attelkann

    I Bravi: Giraudo e Bettega: il Primo sarà Grisaudo, il secondo è da fare.

     

    Gerarchia dei buoni:

    Agnese, Renzo, Lucia: Ultrà interisti dell’ inter-club di Como

    Fra Cristoforo: Zdenek Zeman o Gaucci

    Il Cardinale: Gaucci o Zeman o Moratti...direi Moratti ma si vedrà.

    Gervasio e Tonio: ultrà teppisti mercenari.

     

    Imparziali:

     

    Don Abbondio:Arbitro Morgan de Santis...che sarà don Morgondio

    Monaca di monza: Rossella Sensi

    Il tipo che si scopa la monaca di Monza: Meani (il coinvolto del milan in calciopoli oppure il presidente Lotito)

     

    Ipotetica Trama:

     

    L’arbitro Don Morgondio passeggia per le terre lombarde leggendo la gazzetta dello sport: L’Inter conduce la classifica di serie A, la Juve segue a un punto e manca una sola giornata alla fine del campionato. L’inter giocherà a Como, la juve a Monza. Don Morgondio dovrà arbitrare Como-inter. Alle due partite decisive mancano tre giorni.

     

    Don Mogrigo scommette col cugino Attelkann che anche quest’anno, nonostante la situazione disperata, la juve porterà a casa lo scudetto: anche perchè ha puntato alla snai una pesante somma. Attelkan accetta ma è convinto dell’esito del campionato a favore dell’inter.

     

    Così due bravi vengono mandati da don Morgondio per esortarlo con minacce ,(quali chiuderlo in uno spogliatoio a vita o fargli arbitrare la serie c a vita). Si tratta di Grisaudo e Bettega: convincono l’arbitro che la partita tra inter e como non s’ha da fare, così la juve vincerà agevolmente lo scudetto passeggiando sul campo del Monza superando i nerazzurri di 2 punti (il monza è retrocesso da 15 giornate e con i giocatori pluricorrotti).

    L’arbitro torna in città preoccupato e viene fermato dall’ ultrà interista Fermo, il quale gli chiede se si sente pronto ad arbitrare bene la partita: L’arbitro pare scosso e si lascia scappare, intimorito, che la partita non si farà giustificando di essere afflitto da una malattia dal nome  latino. Renzo dice che se ne sbatte della malattia e che la partita si farà, costi quel che costi. L’arbitro messo alle strette fugge nella sua casa e si segrega dentro.

     

    Renzo corre al club nerazzurro di Como ad informare i compagni della minaccia allo scudetto: i presenti sono solo Agnese, Lucia. Mentre bestemmiano per la notizia, passa di lì per caso il bagarino don Cristoforo (Zemann) intento a vendere biglietti per Como. Tifoso imparziale ma nemico giurato della Juve, decide di aiutare gli interisti. Andrà a convincere don Moggondio di rimediare un nuovo arbitro.

     

    Don Moggondio rifiuta e caccia il bagarino dal suo castelletto.

     

    Nel contempo al club nerazzurro si decide di rifilare all’arbitro una sacrosanta mano di pacche per convincerlo ad arbitrare la partita: vengono così assunti i due ultrà mercenari Gervasio e Tonio. Nottetempo si recano alla casa dell’arbitro, entrano con una scusa banale e provano a minacciarlo. Quest’ultimo però, accortosi del movimento sospetto ha già chiamato gli sbirri. Gli ultrà sono costretti alla fuga e inseguiti si fiondano alla tenuta del bagarino Zeman.

     

    Zeman manda Agnese e Lucia al convento di Monza dove la badessa è Rossella sensi (Gersella). Gersella li ospiterà in quanto nemica della Juve, costretta dal padre Franco a gestire una società di calcio mentre lei avrebbe voluto darsi alla danza classica(ma questo è un risvolto). Renzo dovrà andare alla Figc a denunciare i fatti (a Milano).

     

    Intanto Don Moggondio è venuto a conoscenza degli intenti del club nerazzurro e decide di chiedere aiuto al capo della Gea (l’innominato), affinchè con i suoi lunghi tentacoli su tutto il mondo del calcio riesca a fermare gli interisti (in cambio avrà la metà della bolletta Snai). L’innominato accetta e manda i suoi messi a Monza e a Milano.

     

    A Milano è in corso una guerriglia tra ultrà Juventini e ultrà Interisti perchè hanno iniziato a trapelare le prime notizie dello scandalo sul calcio.

    Renzo ha le prove e le consegna alla Figc presso la sede di Milano: contemporaneamente però Lucia è rapita dai bravi dell’innominato ed è trasportata al suo castello. Dopo una notte l’innominato si pente e diventa di fede interista: il giorno seguente il cardinale Moratti sta passando festeggiato da un corteo: l’innominato corre da lui e decidono di salvare Lucia, Agnese, Renzo (nel frattempo arrestato per teppismo a Milano) e di riscattare l’immagine dell’arbitro don Morgondio.

     

    Però a Milano infuria lo scandalo di Calciopoli: inizia la caccia e il processo agli untori (metaforicamente parlando).

    Grisaudo tradisce don Mogrigo al processo e quest’ultimo viene ingabbiato.

     

    Renzo viene scarcerato e decide di cercare i compari del club nerazzurro. Uscendo dal carcere incrocia Don Mogrigo che sta entrando e lo perdona. Torna alla città natia ma trova il club devastato. Gli dicono che Lucia è moribonda all’ospedale.

    Dopo alcuni travagli ritrova i compagni Agnese e Lucia e si recano allo stadio: è il giorno della partita...

     

    Finale: La juve viene penalizzata con 813 punti e l’inter vince lo scudetto vincendo 7 a 0 sul Como.

    Renzo e Lucia si sposano nella notte ubriachi fradici durante i festeggiamenti per lo scudetto.
     
     
    Ora sotto con le idee e le proposte.
     
    BY MASSI
    09 January

    Il Regno del Caos

    ... e guardavano quello schermo blu ammaliati, e non capivano;
    non capivano
    che quello sarebbe stato il balcone dei mussolini di domani

    Stefano Benni, Saltatempo
     

    Come prima cosa tengo a precisare che tra le tre caratteristiche principali che compongono il mio essere, il mio proverbiale senso del disordine trova un posto di diritto sul secondo gradino del podio: in quanto alla prima posizione lascio a voi che mi conoscete l’ardua sentenza. Per spiegarmi meglio si può dire che faccio “baraonda” di secondo nome o che vado a braccetto col caos o che sovente fraternizzo con lo scompiglio. Detto questo vorrei spendere due parole su come questa caratteristica agisce direttamente sulla mia vita e ancora più precisamente sulla mia stanza. Il mio “buco”, così mi piace chiamarlo, è uno spazio quadrato dove ogni lato misura all’incirca sette passi ma il volume di casino che riesco a farci stare dentro non può essere da voi nemmeno sfiorato col pensiero. Appena entrati sulla destra (dietro la porta- parete sud), c’è una graziosa montagnola di borse e zaini  che nemmeno la scienza riuscirebbe a spiegare come possa restare in piedi e sospetto che se un giorno dovesse cadere potrebbe sconvolgere l’ecosistema della zona circostante. Proseguendo dritti sulla destra (parete sud-est) troviamo un armadio che se ci guardate dentro giungete all’immediata conclusione di trovarvi di fronte ad un mondo parallelo, composto da inestricabili labirinti di lana e cotone, flanella e paile. Oltre l’armadio c’è il cosiddetto “punto critico” (parete est), meglio conosciuto con lo pseudonimo di “angolo di Lucifero”: la mia scrivania. La base del tavolo è indistinguibile in quanto sommersa da slavine di libri, riviste pluri - generi (non quelle che pensate voi, maiali!), tazze sporche di caffè secolari con cucchiaini impiantati nei resti a mo’ di spada nella roccia, foto ricordo, una ex-lampada, un barilotto di birra che funge da portapenne, cinque o sei oggetti di dubbio gusto, immagini sacre, immagini dissacranti, fogli di appunti irriconducibili a qualsiasi disciplina, giornali locali, un cuscino marrone rotondo e molto altro. Spostandosi sulla sinistra c’è una finestra, sotto la finestra un davanzale, sul davanzale un portacenere, un portacenere stipato di mozziconi che ho battezzato “Monte Filtro”: detta vetta non è altro che un composto di mozziconi e carte di caramelle faticosamente edificato nel tempo e cristallizzato dagli agenti atmosferici. Alcuni illustri scienziati sospettano che quel blocco insolito sia piovuto dal cielo e che sia di indubbia origine aliena. Oltre la finestra c’è un piccolo comodino sito nell’angolo che da a nord, zona difficilmente raggiungibile in quanto stretta tra muro e letto e di conseguenza più ordinata delle altre parti, un vero pugno nell’occhio che ho chiamato “Discontinuità di Mosè” in quanto ricorda in un certo senso lo squarcio di mare che il prode condottiero del popolo ebraico creò con la sola imposizione delle mani. Continuando in senso antiorario la scena si ripete presentando un altro comodino seguito da un altro letto: per chiarire meglio la parete nord- nord-ovest inizia col muro a destra, segue un comodino, poi un letto(lo spazio tra letto e parete è la “discontinuità di Mosè”), poi ancora un comodino quindi un altro letto. Va ora precisata la funzione che assume ognuno dei due letti: quello che assieme alla parete definisce la discontinuità di Mosè funge da deposito abusivo “temporaneo”. Vi si trovano insomma tutti gli oggetti che servono disponibili per immediato utilizzo: ne sono un esempio , buste di tabacco, cartine e filtri, giacche variopinte, calzini, lettore cd portatile, chiavi dell’auto, bacchette da batteria, caramelle, cellulare, portafogli,…

    L’altro letto è solitamente sfatto ma è tuttavia utilizzato per la tipica attività onirica. Infine la parete ovest è caratterizzata da una libreria dove sono accumulati alla rinfusa testi di svariati autori e miriadi di compact disc sconnessi sul livello intermedio, casse di stereo e uno stereo su piano inferiore, una splendida esposizione boccali da birra abilmente trafugati qua e là nel corso degli anni e della quale vado molto orgoglioso sul ripiano superiore. La libreria poggia su un cassone inspiegabilmente mai utilizzato e del quale ignoravo il contenuto che avrei poi scoperto mio malgrado; ma questo lo vedremo nella fase successiva. A chiudere il cerchio c’è in parte alla libreria una cassapanca disseminata di soprammobili che richiamano romanticamente ricordi di vita vissuta disposti in maniera casuale. Concludo questa breve descrizione citando un tappeto rosso a trame nere disteso sulla zona centrale (zona franca), numerosi poster, foto e sottobicchieri di ogni marca di birra appiccicati con lo scotch che  tappezzano le pareti giallo-sole tramontano (il nome del  colore è inventato da me, lo ammetto). Abbozzato così un quadro generale della situazione resta da dire che la condizione tende a peggiorare di giorno in giorno fino a raggiungere livelli inaccettabili: il livello di disordine si intuisce dalle pressioni di mia madre, la quale è solita ricordarmi di “mettere a posto” in tono pacato quando il disordine è appena abbozzato, “la tua stanza fa schifo” quando il caos è di media entità, fino a degenerare in aspre critiche e mere minacce alla mia libertà quando la baraonda raggiunge livelli insostenibili e condizioni igieniche da rischio malaria. Ebbene qualche giorno fa mi fu intimato severamente di fare qualcosa, così fui costretto ad agire. Era la mattina del ventitre di dicembre e a un passo dal Natale i tempi erano maturi per iniziare una guerra a seguito della quale avrebbe trionfato solo uno tra me e il caos. Mi alzai e uscii dalla mia stanza zigzagando tra vari oggetti puntuti guadagnando la cucina per un sano caffè. Dopo quindici minuti di meditazione su come avrei agito mi alzai e cercai le mie armi, le quali si tradussero poco dopo in una scopa in saggina, una paletta di plastica, uno spray anti-parasiti\acari\insetti\eliminaognitipodi sporcoal99%,sacchi per le immondizie e un paio di guanti in plastica viola davvero brutti e inestetici. Fatto il vaccino giunsi sulla soglia col volto timidamente illuminato dai primi raggi del sole del mattino invernale mentre una sottile brezza proveniente dalla finestra aperta mi accarezzava i capelli. Il mio cane uscì da sotto il letto zampettando fuori, tirava aria di tempesta,sparì oltre la porta. Accesi lo stereo con un violento pezzo cross-over. Iniziai col cumulo di zaini che subito provò a travolgermi, mi scansai appena in tempo e buona parte di loro fu deportata in cantina. Da sotto il colle di zaini ormai diradato emerse una famiglia di acari grossi quanto olive con le zampe che si affrettarono a sfuggire nei pertugi dietro i battiscopa, lo spray ne eliminò tre, due li spiaccicai con le scarpe e gli altri riuscirono a fuggire. Sedata la situazione e un po’ svarionato dall’odore penetrante dello spray mi diressi verso l’armadio e lo aprii: subito alcune maniche di camice e pigiami tentarono di afferrarmi per trascinarmi nel loro mondo parallelo. Dopo una feroce resistenza riuscii a farli ripiegare in tutti i sensi e anche la seconda battaglia fu vinta. L’”angolo di Lucifero” presentò difficoltà di carattere spaziale, nel senso che le cose accumulate erano talmente tante che presto riempii i sacchi delle immondizie e la quantità di libri e appunti assolutamente incongiungibili troppo grave, tanto da rischiare di essere travolto nuovamente. Vi fu quindi una nuova deportazione di materia verso la cantina. “Monte filtro” lo donai a una troupe di scienziati giapponesi inspiegabilmente eccitati da quella materia assolutamente nuova e a detta loro “rivoluzionaria”. Mi faranno sapere. Saltata la discontinuità di Mosè che non necessitava di modifiche drastiche e frettolosamente restituita la decenza al primo letto, mi gettai sulla libreria e sul misterioso cassone sottostante. Proprio lì trovai l’ostacolo più duro del corso della mia battaglia: appena aperte le misteriose ante, venne alla luce un ragno africano enorme che provò ad artigliarmi colle sue zampacce. Gli spruzzai lo spray negli occhi e lui reagì arretrando ed emettendo uno stridio molto simile ad una scoreggia. Accecato dovette fare affidamento sul suo solo istinto; non fu sufficiente perché riuscii ad avere la meglio: presa una cintura e portatomi alle sue spalle lo strangolai e lo gettai dalla finestra, cadde rilasciando un tonfo sordo e morì. Il resto proseguì senza particolari problemi. Rischiai solo il collasso da varechina verso la quarantesima ora sul fronte. Eliminai altri acari giganti falciando intere colonie: gli ultimi che restarono vivi e all’angolo, implorarono pietà che fu loro magnanimamente concessa. Mi riconobbero signore del luogo e lasciarono la stanza dalla finestra sparendo nella campagna. All’alba del secondo giorno era tutto finito e mi trovavo disteso sul tappeto ansante, sudato, stremato: era la mattina di Natale e allo stereo andava un vecchio pezzo dei Beattles; il cane rientrò lentamente proprio in quel mentre e mi leccò una guancia per confortarmi: mi alzai e lo guardai, lo accarezzai sulla testa, gli tirai la coda e gli mollai un pugnetto sulla pancia: lui scodinzolò e sorrise: la guerra era finita.

     Massi detto anche "Ceo"

    03 January

    Con quale concorro?

    Ragazzi e ragazze mi serve una mano. Mi è venuta la malsana idea di mandare una poesia ad un concorso (Vivi la Valpolicella). Ho intenzione di mandare una tra queste due poesie, solo che non so quale mandare. Vi avverto subito che sono simili in quanto figlie della medesima idea, scaturita mentre vendemmiavo tra un filare e l'altro. Datemi un parere perchè entro metà di questo mese devo iscrivermi...Io avrei già un'idea ma non la dico per non influenzarvi nella scelta. Postate i vostri commenti. Grazie, Paolo.
     

    Vendemmiatori nel silenzio illusorio

      

    E in lontananza un gallo canta;

    ma è solo un istante di suono.

    V’è solo silenzio attorno a me;

    un silenzio che pare illusorio.

     

    Un brusio si leva fra le frasche

    un ritmico suono si dissemina…

    Zac, zac, zac, abili mani vanno di

    qua e di là tra i gordiani nodi

     

    che cingono strette antiche piante.

    Esse son frenetiche ma sicure,

    racchiudon in sé i lunghi secoli

    dell’esperienza di tali uomini

     

    che fin dall’inizio della civiltà

    con premura colgono l'uva de la

    molinara, corvina, rondinella,

    i bei frutti della Valpolicella.

     

    Son uomini silenti che vagano

    immersi nei loro vari pensieri,

    così differenti ma così uniti

    verso lo scopo comune, sembrano

     

    laboriose api che cariche

    del loro dolce nettare dorato,

    ronzano attorno alle corolle.

    E in lontananza un gallo canta.

     

     

     

    Il peso, la fatica e  il gallo

     

    Là, in lontananza, un gallo

    canta al mondo la sua presenza.

    Poi, più nulla.

    Nel cupo silenzio uomini silenti

    s’aggirano tra i filari

    delineati da scheletriche piante

    rese stanche dal peso

    di un’uva crivellata dalla tempesta.

    Tra le ampie foglie colorate s’annidano

    lunghi frutti dall’inebriante nettare

    colti da rugose mani

    che il tempo ha delineato.

    Mani frenetiche si muovono

    veloci dove l’occhio cade,

    alla ricerca del punto giusto

    ove cogliere il frutto.

    Un gesto complesso

    che si ripete nella sua semplicità

    da migliaia d’anni, immutato.

    Rapide passano le ore,

    nel concentrato silenzio,

    e riaffiora la fatica tra gli scavati

    volti imperlati dal sudore,

    dalla sete, dalla fatica.

    E là, in lontananza, un gallo

    canta al mondo la sua presenza.

     

    Per gli esami

    Per chi ancora non lo sapesse il prof. Michele Piana ha inserito le slide del corso di informatica di base, sono visionabili e scaricabili al seguente link:
     
     
    Il libro del prof. Emilio Franzina è finalmente giunto a noi lo si può trovare alla QuiEdit per il "modico" prezzo di euro 24. Ovviamente l'ho preso e come da accordi presi precedentemente son disponibile a procedere con il piano.
     
     
    Paolo