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    November 05

    Mostra sulla Grande Guerra

    1918-2008:
    90° anniversario della fine della
    Prima Guerra Mondiale




    Il Sindaco del Comune di Verona
    e la 1a Circoscrizione Centro Storico
    hanno voluto dare risalto all'anniversario della conclusione della Grande Guerra del 1915-1918, organizzando:

    dal 2 al 16 novembre 2008
    presso Sala Birolli, in via Macello 17

    una mostra storico rievocativa di tale conflitto, considerato "l'ultima guerra medievale, la prima guerra moderna".

    I cimeli e materiali esposti provengono dalle collezioni e raccolte private di alcuni aderenti all'Associazione storico-culturale "Il Piave 1915-1918", Associazione che ha curato e allestito la mostra stessa.

    La mostra è stata preceduta da un ciclo di conferenze a tema conclusosi a fine ottobre.

    L'inaugurazione si terrà
    domenica 2 novembre 2008 alle ore 11.15

    alla presenza del Sindaco Flavio Tosi
    del Presidente della 1a Circoscrizione, Matteo Gelmetti
    e del Presidente dell'Associazione "Il Piave 1915-1918", Alfredo Tormen

    Gli orari della mostra sono:
    sabato e domenica dalle ore 9.00 alle ore 19.00
    dal lunedì al venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00

    il mattino dei giorni feriali è riservato alle scolaresche, su prenotazione

    November 01

    Gibberish

    Accesi il pc e iniziai a scrivere: “Victor era una persona squallida, piena di difetti e ipocrita; senza stile e senza ambizioni particolari: per lui essere il presidente degli Stati Uniti o la suola di una scarpa non faceva assolutamente nessuna differenza. Victor era davvero incavolato quel giorno, per questo si stava recando a casa di...”. Dreeeeeen! Suonò il campanello emettendo un rumore sgradevole e senza stile (come Victor). Solo perchè stavo aspettando un assegno mi alzai abbandonando ciò che avevo iniziato a scrivere per andare a vedere chi era alla porta: le persone interessanti suonano il campanello solo di notte, altrimenti sono solo seccature. Domandai con malavoglia chi fosse ma nessun' anima rispose alla mia domanda e nessun' anima formava una sagoma al di là dello spioncino della porta: aprii lo stesso perchè sentii come un bisogno inconscio di vedere chi fosse. In effetti qualcuno c'era, e la prima impressione che ebbi nel vederlo fu che fosse -“una persona squallida, piena di difetti e ipocrita, senza stile e senza ambizioni particolari: essere il presidente degli stati uniti o la suola di una scarpa non faceva assolutamente nessuna differenza...”- Così disse la persona alla quale avevo aperto appena mi vide, anticipando il mio pensiero:

    “E tu come lo sai?” domandai; e perchè aveva pronunciato le stesse parole che avevo scritto poco prima sullo schermo luminoso del mio pc?

    “Non mi è difficile,” rispose con particolare asprezza “dal momento che sono Victor”.

    “Victor della 702?” domandai un po' scombussolato (conoscevo un Victor del piano di sopra).

    “No, sono Victor, semplicemente”. Continuavo a non capirci nulla, ma la situazione mi imponeva di parlare, così feci richiesta della cosa più naturale in quel momento:

    “Cosa posso fare per te, Victor?”. Mi spintonò all'indietro e s'intromise in casa con la sfrontatezza che sapevo essere sua, non sapevo però per quale motivo.

    “Cosa puoi fare per me?” ripetè retoricamente a se stesso e dando sfoggio di notevole sarcasmo “vediamo un po', cosa puoi fare per me...Ci sono! Potresti cominciare col darmi un nome normale, cosa ne dici?”. Pensai che fosse un invasato scappato da chissà quale schifoso manicomio:

    “Ehm, certo Victor, certo...ora, perchè non ti siedi e ne parliamo serenamente e magari non ti fumi una sigaretta?”. Glielo domandai sfoggiando una gentilezza che non mi apparteneva, tanto che ci restai quasi male nei confronti di me stesso. Ma la curiosità che nutrivo per quel bizzarro personaggio aumentava di attimo in attimo, e le domande iniziavano ad accavallarsi nella mia mente, quando finalmente una di esse, forse la principale, decise di trovare sfogo dalla mia bocca:

    “Chi cazzo sei tu, Victor?”.

    “Chi sono mi chiedi? Avanti, non essere stupido per favore, sono Victor, non mi riconosci?”.

    “Da dove vieni Victor?” domandai impassibile.

    “Questa è una bella domanda, forse la più interessante che potevi fare: dunque, io vengo da...”. Dreeeeeen! Suonò il campanello “questo campanello è senza stile come me!” disse Victor con tono amaramente ironico. Non andai ad aprire io questa volta, poiché Victor si era già preso la libertà di andare ad aprire personalmente. Entrò una donna straordinariamente grassa e deforme, piena di nei sul volto e con un abito sgargiante color blu elettrico; sulla testa una penna rossa appartenente un tempo ad un uccello tropicale sobbalzava in leggero ritardo rispetto alla testa. Il suo volto era una coltre spessa di trucco e finzione, come una maschera di un dramma greco.

    “Victor, brutto deficiente, cosa ci fai qui?”. Victor parve stupefatto nel vedere quella megera dall'aspetto per lo meno discutibile:

    “Potrei farti la stessa domanda io, brutta cornacchia”. Rispose Victor senza ombra di timore; la sua voce era ferma e risoluta come un ladro durante una rapina. La grassona non parve contenta della risposta di Victor e reagì afferrandolo per un orecchio con molta violenza, inaspettatamente. Victor mugugnò ma parve sottomettersi subito al volere del donnone.

    “Posso sapere, sempre mi sia concesso, chi siete e cosa fate in casa mia?” Domandai con garbo. Nessuno dei due parve interessarsi delle mie domande, tanto meno della mia presenza. La megera teneva Victor per un orecchio e Victor la supplicava di smetterla e di lasciarlo libero.

    “Posso avere un sacco?” mi chiese la grassona.

    “Che tipo di sacco?” domandai di contro.

    “Oh, uno qualsiasi, anche uno di quelli che danno al supermercato andrà benissimo”. Andai a prendere un sacchetto e glielo portai; ero tanto infastidito quanto incuriosito dal quelle irruzioni. In quel momento accadde una cosa pazzesca: la megera aveva preso Victor per i capelli e gli aveva costretto la testa nel sacchetto; poi fece scendere il sacchetto lungo tutto il corpo di Victor, dalla testa ai piedi, e sebbene il corpo fosse troppo grande, il sacchetto riuscì a contenerlo tutto; come se fosse stato un coccodrillo ad inghiottirlo. Victor sparì nel sacco tutto intero. Vedevo che si dimenava ma la megera senza sforzo teneva il sacco in mano, come se fosse stato pieno di carote. Parve soddisfatta del suo numero di magia:

    “Molto bene,” disse con un sorriso di sollievo stampato sul volto, o meglio, che era affiorato dalla coltre di trucco del volto “mi scusi il disturbo, sa, ma a volte capita anche questo...”.

    “Ma si può sapere chi o cosa site voialtri? Come ha fatto Victor ad entrare nel sacco?”.

    “Questa è una bella domanda, forse la più interessante che potevi fare. Noi siamo...”. Dreeeeeen! Suonò il campanello, “questo campanello è senza stile come Victor” considerò la megera.

    “Ti prego” iniziò poi a supplicarmi “non aprire la porta!”. Poi iniziò a correre per la stanza in preda ad un terrore inspiegabilmente mostruoso; cercava nascondigli non calcolando che sarebbe servito un buco nero per nasconderla senza destare sospetti.

    “Perchè?” domandai.

    “Non c'è tempo, non c'è tempo” gridava. In quel momento accadde una cosa pazzesca, l'ennesima in pochi minuti: la megera grassona e il sacchetto che teneva in mano (con dentro Victor) sparì nel bagno. Non intendo che sparì dietro la porta del bagno, ma che entrata nel bagno si dileguò senza lasciare nemmeno la sua ombra. Per fuggire dalla finestra, la finestra avrebbe dovuto essere grande quanto la vetrata di una cattedrale. Dreeeeeen! Dreeeeeen! Dreeeeeen! Il campanello suonava a ripetizione. Andai ad aprire preparandomi al peggio, ma fui sollevato dal fatto che si trattasse di una persona discretamente anziana e dall'aspetto assai mite. Era calvo nella parte superiore della testa, ed i pochi capelli bianchi che aveva ai lati della testa erano ordinati con particolare cura. Aveva una barbetta non troppo lunga e puntuta ed era secco come un albero disidratato.

    “Buongiorno” disse “mi chiamo Deprinàll e sto cercando una, vediamo un po'; oh, certo, una donna grassa! Una donna molto grassa vestita in modo stravagante”. Non dissi nulla, in fondo era inutile dire qualsiasi cosa a quel punto. Il vecchietto continuò:

    “Non è necessario che cerchi di nasconderla, tanto sono sicuro di trovarla in questa casa. ”. Non dissi nulla perchè nulla mi veniva da dire, semplicemente lo feci entrare. Il vecchietto frugò con meticolosità tutte e due le stanze che componevano il mio appartamento mentre io lo studiavo pietrificato dalla curiosità. Poi trovò il sacchetto della spesa dove la megera aveva infilato Victor: era stato ficcato in un armadietto tra una pila di asciugamani; il sacchetto era floscio e palesemente vuoto. Il vecchietto ci guardò dentro e sorrise; in breve giunsero delle grida dal sacchetto, delle suppliche, dei lamenti sgraziati:

    “Non potevi nascondere il sacchetto meglio, brutta grassona!?” berciò Victor..

    “Fatti gli affari tuoi, ubriacone dei miei stivali; dove diavolo vuoi che nasconda un sacchetto in un appartamento di due stanze?” rispose senza fronzoli la megera.

    “La prego,” tornò a parlare Victor rivolto al vecchietto dalla barba puntuta “la prego signor Deprinàll, la supplico, io non centro nulla, mi lasci andare, mi faccia uscire da questo sacco: qui non si respira più!”.

    “E tu chi saresti?”.

    “Sono Victor, signor Deprinàll, non si ricorda di me? Sono una persona squallida, piena di difetti e ipocrita, senza stile e senza ambizioni particolari: essere il presidente degli stati uniti o la suola di una scarpa non fa assolutamente nessuna differenza per me e...”.

    “E da dove salti fuori tu?, io mica ti conosco”. Il signor Deprinàll rovesciò il sacchetto come un calzino e Victor con la grassa megera ruzzolarono a terra con gran fragore:

    “Che razza di modi” protestò la grassona palesando difficoltà a tirarsi in piedi. Tentai di aiutarla personalmente ma dovetti invocare l'aiuto del signor Deprinàll. Quando la situazione fu resettata prese la parola il vecchietto e si rivolse molto sgarbatamente alla grassona:

    “Tu fila a casa e non provare mai più a fuggire, tanto so dove ti vai a cacciare, inoltre sei troppo vistosa per avere chance di far perdere le tue tracce”.

    “Screanzato!” si limitò a dire sistemandosi la piuma del cappello che si era rovesciata nella colluttazione. Poi si rivolse a Victor con un'espressione tra il trasognato e il rassegnato: “ci si vede più tardi, Victor”. Victor si limitò ad assentire con una smorfia del labbro superiore.

    “In quanto a lei” disse il signor Deprinàll rivolto a me “non ho altre parole per definirla se non ladro e farabutto”.

    “Io?” domandai costernato.

    “Certo, lei è un ladro. Se proverà a derubarmi ancora sarò costretto a denunciarla: sono stato chiaro?” poi si fece largo spingendo Victor da una parte “e si tolga di mezzo lei, imbecille!”. A Victor parve non importare nulla dei modi del signor Deprinàll, il quale andò via dalla stanza sbattendo la porta e borbottando maledizioni. Lo rincorsi e aprii la porta per rispondere ma appena l'ebbi aperta del vecchio signor Deprenàll non era rimasta nemmeno l'ombra.

    “Adesso sarei lieto che mi spiegassi, mio caro Victor, che diavolo...” interruppi la mia domanda poiché Victor aveva preso posizione sulla sedia davanti al pc acceso e si stava accingendo a scrivere qualcosa.

    “Cosa pensi di fare?” mi sgolai incattivito; cominciavo ad incavolarmi sul serio. Victor però batteva sulla tastiera del pc ed intanto leggeva a voce alta quello che stava scrivendo:

    “Lo Scrittore, sebbene fosse successo l'improbabile in casa sua, e sebbene fosse davvero molto in collera con Victor, si tranquillizzò di punto in bianco, andò in cucina e preparò due birre ghiacciate: una per sé e una per il suo nuovo amico Victor”. Appena ebbe finito di scrivere quella frase che pronuciò a voce alta pensai:

    “Perchè dovrei stare qui a gridare quando potrei stravaccarmi sul divano a non fare nulla col mio amico Victor, a battere il pomeriggio a suon di birre ghiacciate?”. Andai in cucina e versai due birre ghiacciate, una per me ed una per Victor. Victor seguitava a scrivere e a declamare a voce alta le parole che comparivano mano a mano sullo schermo:

    “Finalmente lo Scrittore si sedette sul divano”- mi sedetti sul divano -“bevette la sua birra e finalmente domandò a Victor: 'Da dove vieni, Victor?'”

    “Da dove vieni, Victor?” domandai quasi incosciamente. Si sollevò dalla sedia e mi raggiunse, prese la sua birra e ne sorseggiò una piccola quantità. Quando Victor smise di scrivere per me fu come risvegliarmi, come uscire da un lungo sonno.

    “Cosa è successo? Cosa hai fatto?”.

    “Andiamo con ordine; poco fa mi hai fatto un'altra domanda, non ricordi? Devo tornare alla tastiera e fartela rifare?”.

    “Non so come tu abbia fatto, ma se non mi spieghi subito tutto e immediatamente giuro che ti ammazzo così su due piedi!”.

    “Ok, ok, non ti scaldare. Per prima cosa mi chiamo Victor, e sono un personaggio”.

    “L'avevo intuito, Victor, ma la vera domanda è: sto sognando, non è vero?” domandai serio.

    “Questo non è un sogno” disse sicuro, quasi teatralmente “non siamo nel mondo onirico, non siamo nel paese dei sogni e non siamo nemmeno in un paradiso simbolista: siamo nel luogo più folle e più meraviglioso che sia mai stato creato: siamo in un racconto!”. Afferrai il cellulare per chiamare la polizia:

    “Inutile che chiami la polizia, nessuno risponderà” mi derise Victor.

    “Come lo sai? Perchè nessuno dovrebbe rispondere?”.

    “Perchè non è previsto”.

    “Da chi non è previsto? Che cosa non è previsto?” Ero sull'orlo di impazzire.

    “Rifletti” cercò di assumere un tono meno saccente e più amichevole “se siamo in un racconto significa che c'è qualcuno che lo ha scritto, giusto?”. Al telefono infatti non rispose nessuno, e così decisi di assecondarlo:

    “Giusto, ma prosegui, non ti fermare”.

    “Bene. Se siamo in un racconto che qualcuno a scritto e quindi in una serie di eventi già determinati, io so perfettamente che nessuno risponderà al telefono, perchè non è previsto; semplice!”.

    “D'accordo, Victor, siamo in un racconto: ma perchè tu sai tutto e io non so nulla?”.

    “Non ti sei accorto che io ero presente nel racconto che stavi scrivendo mentre io sono qui, davanti ai tuoi occhi in carne ed ossa, come persona squallida, piena di difetti e ipocrita; senza stile e senza ambizioni particolari, mentre dovrei essere nel tuo racconto? Il problema è che è successa una cosa strana: io sono stato usato da due scrittori diversi, quindi apparterrei a due racconti”.

    “Perchè dovrei stare qui ad ascoltarti ancora?” domandai quasi sconfortato “mi ha preso una gran voglia di ammazzarti: dimmi Victor, è previsto che io ti ammazzi?”. Victor tacque e parve assai preoccupato. Poi si riebbe e provò a mostrarsi meno preoccupato:

    “N-no, niente omicidi che io ricordi”. Mi alzai e mi diressi verso verso la cucina e sfilai un coltellaccio dal porta coltelli di legno:

    “Victor, io lo so che sto sognando, quindi non sto qui a perdere altro tempo perchè non mi piace questa situazione. Dimmi tutto dall'inizio e vedi di essere credibile, perchè se non lo sarai non avrò nessuna difficoltà a farti fuori”. Parve atterrito:

    “Lo sapevo, lo sapevo” iniziò a piagnucolare “deve andare così, deve finire così; non c'è scampo per Victor, non c'è pace per Victor”.

    “Che cosa vuoi dire?”.

    “Tu non mi crederai”.

    “Non è vero, Victror: giuro di non ammazzarti. Non farei del male a una mosca, è che mi hai fatto davvero incazzare: insomma, tutto questo è folle, folle! Sono pazzo? Sono impazzito? Raccontami e giuro che non alzerò un dito contro di te”.

    “Non ti credo” disse “tu mi ammazzerai appena finirò di raccontare”.

    “Credi che io non sia in grado di controllarmi?” berciai furioso. In realtà ero già fuori controllo ma non me ne rendevo conto “Se non inizi subito a raccontare ti faccio fuori immediatamente!”.

     

    “Il signor Deprinàll è uno scrittore e fu lui a crearmi per primo” iniziò a raccontare tra i singhiozzi “mi diede una storia da vivere e mi diede un motivo di essere. Era una storia meravigliosa, un'esistenza meravigliosa: come può uno con le mie caratteristiche stare in una simile storia? Avrebbe dovuto saperlo prima di crearmi. In quella storia ero l'assistente della più grande illusionista del mondo, il suo nome era Madama P., una donna straordinariamente grassa e deforme, piena di nei sul volto e con un abito sgargiante color blu elettrico; sulla testa una penna rossa appartenente un tempo ad un uccello tropicale sobbalzante in leggero ritardo rispetto alla testa; così era descritta. Giravamo il mondo e ci esibivamo nei più grandi e splendenti e rinomati teatri, strappavamo l'entusiasmo e il consenso del pubblico; il successo era una sensazione meravigliosa, troppo bella per essere vera e duratura. Un personaggio dalle qualità negative come me strideva con una storia simile, ero al posto sbagliato nel momento sbagliato; ero fuori posto. Il signor Deprinàll se ne accorse e fece una cosa terribile: mi cancellò da quella storia, mi sostituì con un biondino belloccio, presuntuoso e arrogante, ma migliore di me. Fui strappato dal mio mondo, fui allontanato dalla vita che mi era stata data e restai per molto tempo solo un'idea nella mente del signor Deprinàll, immobile come una marionetta cui non vengono tirati i fili: lo sai? tutto ciò che viene creato resta per sempre, anche solo in forma di idea, finchè non gli viene assegnato un destino. Era questo che ossessionava il signor Deprinàll, il mio creatore non si capacitava di aver creato qualcosa cui non era stato in grado di dare una storia, una vicenda e una fine. Non seppe come impiegarmi e questo lo faceva impazzire. Un giorno trovò un suo amico scrittore e gli parlò di me, mi descrisse di nuovo con quelle dannate parole: “una persona squallida, piena di difetti e ipocrita; senza stile e senza ambizioni particolari: per lui essere il presidente degli Stati Uniti o la suola di una scarpa non faceva assolutamente nessuna differenza”. Quante volte ancora dovrò sentire questa dannata frase? Spiegò al suo amico che non sapeva che cosa farmi fare, ma ormai ero stato creato e da qualche parte sarei dovuto andare; così il signor Deprinàll disse al suo amico scrittore: “Voglio che tu scriva una storia per questa mia creatura senza destino. Voglio che viva e che faccia qualcosa di strano, voglio che sia protagonista di una storia strana; ma soprattutto voglio che abbia una fine: mi sono spiegato?”. Lo scrittore amico di Deprinàll accettò e tornò a casa che già aveva un'idea per la testa, un'idea che io conosco fin dall'inizio; un'idea che stiamo vivendo e che adesso finirà, finirà nel sangue, nel sangue, nel sangue; ma io te lo impedirò, maledetto scrittore...” appena finì di raccontare si alzò in preda ad un delirio irrefrenabile; non parlava più, ma gridava con odio insopportabile: “Finirà nel tuo sangue, non nel mio, non nel mio”. Mi assalì come una tigre ma riuscii a scansarlo per un pelo. Franò a terra in preda ad una rabbia cieca e subito si rialzò per aggredirmi ancora mentre io gridavo che non gli avrei fatto del male. Parve non sentire ciò che dicevo e se non l'avessi trafitto con il coltello mi avrebbe di certo ammazzato. Victor cadde a terra mentre perdeva sangue a fiotti:

    “Lo sapevo, lo sapevo, maledizione; lo sapevo che mi avresti ammazzato” gridava strmazzando al suolo.

    “Non l'avrei fatto se tu non mi avessi attaccato” gridai di riamando.

    “Non essere stupido” mi disse con un filo di voce “non si scappa da queste pagine”. Vidi la morte scendere sul personaggio. Restai incredulo a pensare a tutta la vicenda, in fondo aveva ragione Victor, o meglio, i fatti gli davano ragione. “E' possibile che anch'io sia un personaggio?” mi domandai -”E davvero c'è qualcuno che decide cosa devo fare?”. Se così fosse sarei prigioniero di una pagina. Davvero tutto ciò che viene creato resta per sempre, anche solo in forma di idea, finchè non gli viene assegnato un destino? Se così fosse anch'io sarei in pericolo, cosa ne sarà di me? Come finirò io? Cosa faro? Fu proprio mentre mi ponevo tutte queste domande sentii una forza oscura impossessarsi di me, una forza che costrinse le mie gambe a muoversi verso la postazione del computer, e quando ci fui davati le mie mani inziarono a battere sulla tastiera. Iniziai a scrivere:  “Victor era una persona squallida, piena di difetti e ipocrita; senza stile e senza ambizioni particolari: per lui essere il presidente degli Stati Uniti o la suola di una scarpa non faceva assolutamente nessuna differenza. Victor era davvero incavolato quel giorno, per questo si stava recando a casa di...”. Dreeeeeen!



    Ceo


    http://lestoriedelceo.myblog.it/

    Licaonici defunti?

    Che tristezza, con la diaspora dei curricula i Licaonici sono un po' scomparsi, dura ritrovarsi durante i ben pochi corsi o per le nostre mitiche cene... Che peccato! Ma almeno il blog lo terrò aggiornato il più che posso, come direbbe il Liga tengo bbbbotta!
    Se qualche licaone passasse di qui per sbaglio memore di tempi migliori, non ha che da aggiornare il blog, la password è sempre quella altrimenti la richieda!

    Ciao a tutti!



    Paolo