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    31 December

    (forse lassù dove si vede quella cima)

    Forse lassù dove si vede quella cima

    Avvolta in strali densi e circonfusa

    Nelle serotine coltri di fragranze autunnali;

    (“per condividere uno spazio.”

    ripeti

    “per condividere un silenzio illimitato.”)

     

    In mulinelli vorticano le foglie. Che tu

    Trascuri al di sotto dei tuoi passi sicuri.

    E sai che al di sotto dei rumori secchi

    Alberga un patimento arido che molti

    Insieme a te tremerebbero a vedere;

    per questo sali lungo la china muta

    e aspetti supino di arrivare alto sulla cima.

     

    Là dove il marmo è in posa taciturna

    Senza sussurri ammonitori

    Dove è olimpica la calma che si stende

    Come manto verde sulla terra;

    (“là sarà neve questo inferno.”

    mi dici

    “là moriranno singulti e gemiti.”)

     

     

    dici “questo” ed affondi la tua mano

    giù nella rena umida che mormora

    sillabe blese e ricordi vaghi. Hai nutrito

    la linfa che ti scorre dentro ancora

    con tutto questo, con questo nulla.

    Rimane qualche distanza breve e poi

    poi sarà risolto

    quel cerchio ch’è il tuo tempo.

     

    (Ti spoglierai del corpo/ abbandonerai il tuo corpo

    Spirerai con zelo

    Poiché la notte accarezza e non consola;

    ti disfarai dell’anima/ la distruggerai

    scioglierai con calma e capirai

    che nulla v’è dopo questo stesso

    né pace oltre l’inverno

    o tempo dopo sangue e carne;

    ti sarà chiaro e vivo il paradosso di Zenone,

    fraterna l’incredula rabbia di Giobbe.

    Dove posano i marmi eterni del silenzio

    mai vi giungerai.)

     

     

                                         stefano

     

     

    29 December

    Auguri

    Ciao ragazzi, fra un paio d'ore parto per Budapest, approfitto del blog per salutare tutti voi licaoni compagni di corso e augurarvi una piacevole serata all'ultimo (perchè dire felice anno nuovo è una cazzata, visto è sempre di quella).
    Ci si vede la settimana prossima. An si, giusto per dire una cazzata, FELICE ANNO NUOVO A TUTTI.
     SAMBU
     

    Sfondo et colori

    Ho sistemato i colori dello sfondo del blog per rendere ogni intervento leggibile senza per questo rovinarsi la vista, spero che vi piacciano, per ora manterremo questo sfondo, se qualcuno avesse comunque qualcosa da obiettare lo faccia presente che vedremo di trovare una soluzione comune.
     
    PER ASPRA AD ASTRA
     
     
    Paolo
    27 December

    Libertà

    Levati dolce aurora,
    asciuga con aurei dardi le consumate lacrime,
    ardenti d'amore.
    Nuovo giorno, nuova vita, mostrami
    che il mondo sconfina,
    non s'arresta, non muore con lei.
    Amor lo nascose agli occhi miei,
    Amor ch'armato di strazi e sospiri
    nutre e accresce della mente i deliri.

    Madonna, teco svanì persona mea,
    con cento e più chiavi or la serbi.
    Ma vicina la cima de colli ermi,
    in sul finir i tempi in ch'i piangea.


    Parlami morbido vento,
    raccontami dei luoghi lontani che hai vissuto
    e di quelli vicini, ch'io ho negato.
    Portami suoni d'esotiche voci,
    di colorati nuovi odori riempimi,
    perchè unica voce e solo profumo c'è stato per me.
    Uscendo dall'ardente prigionia
    per te imparerò il mondo.
    Io ti prego: lontano, portami via.

    Tempo fu ch'el tuo lume m'ancidea,
    ma or non più è 'l cor stretto da serpi,
    nè i sonni son d'affanno coverti.
    Non più se' sola, unica dea.

    Scorri tenue pioggia,
    bagna il mio viso d'acqua nuova,
    distendi l'afflitta mente con la dolce tua voce.
    Svuotato, in fin resto, d'ogni vitale respiro,
    consumato, lacerato, sconfitto, appassito;
    soffoca il crudel fuoco che spietato mi divora.
    Lo stanco spirito in te pone speranza
    chè ora è colpito da profonda ferita.
    Rigenera, risveglia; riportami alla vita.

    S'anco or lagrima sen va in stoscio,
    se tua immago torna a far guerra,
    come fiera ch'all'osso resta,

    in altri pensier i' mi raccoscio,
    ch'ho avuto prova di nuova terra.
    Ivi avrò da te riparo, donna mesta.

    Monti, mari, deserti;
    valli, laghi, foreste;
    uomini, donne: popolo tutto,
    lontano da voi son fin'ora stato,
    da Amore imprigionato e torturato,
    alieno quasi a me stesso son diventato.
    Ma ora pace e serenità sembra che la mia mente ritrova,
    e ragione mi fa ogni giorno più sperar,
    finchè anch'io possa al fin gridar:
    inizia vita nuova!

    Max



    25 December

    Natale

    Auguri a tutti, belli brutti e farabutti!
    Auguri al filosofo Stefano, auguri al comico Enrico,
    auguri al notturno Sambu, auguri alla ridente Alessia,
    auguri alla capretta Massi, auguri all'informatico Paolo,
    auguri alla sciatrice Giulia, auguri alla geniale Martina.
    auguri al Bona new entry.

    Auguri a tutti, buon Natale!
    Vi voglio bene.

    Max
    23 December

    CONFINE

    Così
    ti guardo,
    estraneo al palpitar
    del mio cuore,
    cammino
    nel balenar dell’anima e
    mi perdo
    nel sogno di
    un sogno mai sazio, e nel
    dolce bacio che
    ci avvolge ti
    vedo
    andare.
     
     
     
    Sambu
    22 December

    FUI

    Fui
    ciò che 
    non dissi,
    ciò che
    non avrei voluto,
    ciò che
    non ho mai pensato d'essere,
    acqua che
    scorre ma non fluisce,
    fuoco che
    scotta ma non brucia,
    ombra di
    un freddo sole di Dicembre,
    fui ciò che
    dissero fossi stato.
     
    SAMBU
     
     
    La nostra vita è un continuo chiedersi "chi siamo".
    21 December

    Regno di Licaon

    Delle gelide terre del Nord
    Paolo I era il grande Lord
     
    In un'alta torre egli risiedea
    E quando il tempo lo permettea
     
    In una slitta, da bianchi cani trainata,
    Era solito spostarsi nella landa sconfinata
     
    Sulla sua terra spesso soffiavano tempeste furiose
    Si dice provenienti dalle Terre misteriose
     
    Un grand’esercito egli allestì nel tempo di bonaccia
    Per far fronte ad una sì grave minaccia:
     
    Oltre al maestoso fiume di birra dorato
    Stava un popol furioso e per niente lodato
     
    Bellicoso e nomade era di natura
    E negli altri regni metteva paura
     
    Con rapide incursioni e saccheggi
    Questo popol disperdeva le greggi
     
    E nelle terre mettea a ferro e a fuoco
    Ciò che gli altri Re avevan in loco.
     
     
    PAOLO

    NOTTE

    Cammino solo in una città,
    nel vuoto e nel silenzio di un’ora vuota.
    Vuota,
    come le mie tasche e il mio porta sigarette.
    Sono le due, forse le due meno cinque,
    cammino e
    solo l’inquietante figura di me stesso
    proiettata dai lampioni cittadini mi tiene compagnia.
    In lontananza, il rumore delle macchine
    non mi disturba.
    L’orologio segna le due e mi sento ancor più solo e
    disagiato.
    Neanche l’orologio mi dà pace
    stanotte.
    Sei un po’ bastarda con me,
    ammettilo.
    Eppure, si, sei sempre tu,
    ci osservi in momenti
    d’amore e
    ci tieni compagnia in
    tristi giornate come questa.
    Forse il tuo cuore è veramente grande come
    la tua infinità,
    basta capirti.
    Ma io mai ti capirò, e ne sono felice.
    Quando le cose si conoscono troppo
    se ne perde l’interesse,
    non c’è più amore.
    Mi basta essere vivo, e tu mi fai vivere.
    Con i tuoi sogni e i tuoi incubi,
    mi fai battere forte il cuore e
    allora so,
    che non solo esisto, ma vivo.
    Ora non dormirò solo.
     
    SAMBU

    In morte di Piergiorgio Welby

    Nel tuo calvario stavi immobile,

    Non per scelta ma per impossibilità.

     

    Quanto tempo hai passato provando a comunicare?

    Quanto hai sofferto quando i medici dicevano

    Che le tue lacrime scendevano incondizionatamente?

     

    Eppure nella gabbia del tuo corpo

    La tua mente vagava ancora libera

    Sognando il giorno in cui tutto finirà.

     

    Chi lo può capire se non tu?

     

    Con la voce dei tuoi occhi

    Hai chiesto al mondo che tutto ciò finisse.

     

    Quante polemiche sono scaturite dalla tua lettera?

    Tutti pronti a giudicare, credendo di essere Dio:

    Politici, giudici, preti, giornalisti… tutti.

     

    Stanotte sei morto; un medico ti ha aiutato a morire.

    Con la tua morte han perso tutti, ha perso la legge,

    Ha perso l’etica, ha perso la vita.

     

    Ora, tu che puoi, riposa in pace.
     
     
     
     
     
     
    By Paolo

    Discussione su E' nato il regno di Licaon

    Citazione

    E' nato il regno di Licaon
    E fu guerra intestina.
    Nacque così il regno di Licaon
    suggellato e unito in otto fazioni;
    risultò così ripartito
    in otto regioni ammaestrato
    in gerarchico ordine ordinato;

    Si mosse il kaos
    e fu CONfusione.

    Tuttò iniziò dalla salda profezia:
    Orsù babelico vincerà il futuro,
    unico e solo licaonico popol sarà,
    onde guerra si mosse fraterna
    a vincer il destino coll'arme più duro.

    Ste Massi Max

    Nel dopo cena al Mascaron, ormai diventato consueto luogo di parto di idee, i tre butei licaonici decidono di comporre un racconto epico sulle vicende del regno di Licaon. Resistendo allo sboro FO-TO-NI-CO ( e in preda probabilmente ai fumi dell'alcool), le tre stoiche menti partoriscono questo incipit. Gettata la prima pietra, è ora necessario l'ingegno di ciascun licaone, per comporre il primo racconto, mai scritto, a otto mani. Spero siate tutti uniti nel voler portare a termine questo progetto ambizioso, perchè serve la partecipazione di ognuno.
    I particolari, i modi, i come, i perchè verranno discussi prossimamente in un'altra sede...


    Dell'agro coltivato Enrico era il Marchese
    per il mare Sporcaccion a sua madre il nome chiese.

    Di tutte le ragazze del contado
    niuna non mancò d'aver inculado.

    Tra sollazzi, ozi, baruffe e vizi
    amava monachelle indossando panni cardinalizi.
    Il Monastero da lì presso gli altri Licaoni fecero spostare
    perché sulle sorelle non era lecito approdare.

    In fra mille epistule e librazzi
    mai si mise a succhiar de'cazzi;
    ma carne fresca di prima mattina,
    cos' lo contentava la più zelante sua sgualdrina.

    l'entralacement potrebbe essere un semplicissimo : dei licaonici continuiamo a raccontare...
    se avete qualche dubbio sul mio neo stilnovismo sono disponibile alla discussione..
    se fosse troppo pesante, di cattivo gusto..
    ho scritto la parodia di quanto ridendo e scherzando era venuto fuori parlando del Marchesato..

    con affetto il vostro Enrico
    20 December

    E' nato il regno di Licaon

    E fu guerra intestina.
    Nacque così il regno di Licaon
    suggellato e unito in otto fazioni;
    risultò così ripartito
    in otto regioni ammaestrato
    in gerarchico ordine ordinato;

    Si mosse il kaos
    e fu CONfusione.

    Tuttò iniziò dalla salda profezia:
    Orsù babelico vincerà il futuro,
    unico e solo licaonico popol sarà,
    onde guerra si mosse fraterna
    a vincer il destino coll'arme più duro.

    Ste  Massi  Max

    Nel dopo cena al Mascaron, ormai diventato consueto luogo di parto di idee, i tre butei licaonici decidono di comporre un racconto epico sulle vicende del regno di Licaon. Resistendo allo sboro FO-TO-NI-CO ( e in preda probabilmente ai fumi dell'alcool), le tre stoiche menti partoriscono questo incipit. Gettata la prima pietra, è ora necessario l'ingegno di ciascun licaone, per comporre il primo racconto, mai scritto, a otto mani. Spero siate tutti uniti nel voler portare a termine questo progetto ambizioso, perchè serve la partecipazione di ognuno.
    I particolari, i modi, i come, i perchè verranno discussi prossimamente in un'altra sede...


    grazie licaoni!

     
    grazie ragazzi!!!non so proprio che altro dire... grazie di cuore per avere scelto "Lettere"così abbiamo avuto la possibilità di conoscerci tutti:
    grazie al Sambu che il primo giorno di università si è seduto vicino a me e per prima cosa mi ha chiesto un foglio per prendere appunti;
    grazie ad Alessia che sempre il primo giorno di università si è seduta vicino al Sambu e mi ha chiesto gli appunti della prima lezione di Chiecchi, e che "quasi" ogni mattina beviamo il caffè insieme (salvo ritardo treno Isola-Verona e in quel caso le tengo il posto);
    grazie a Giulia che mi ha promesso che mi insegnerà a sciare (un giorno in cui non dovrò studiare) e che ieri sera è venuta all'aperitivo pre cena natalizia;
    grazie ad Enrico che mi fa sempre ridere (anche troppo in biblioteca) ma che quando diventa serio è davvero una persona eccezionale;
    grazie al Max (Maxi per Carlo) che ieri sera mi ha fatto da autista, che  è sempre carino con me e che lo porterò a pattinare a gennaio dopo gli esami;
    grazie al Paolo che è il nostro fotografo di fiducia, che mi ha fatto i biscotti di S.Lucia e che ha fondato questo blog insieme al Massi;
    grazie al Massi che ha sempre un sacco di idee per noi licaoni, che ha usato subito il suo regalo di Natale e che mi ha invitato a Capodanno a festeggiare con lui;
    grazie al Bona che non deve provare a lasciarci perchè se no non può più seguire le lezioni con noi e venire alle nostre cene universitarie;
    grazie a Stefano (last but not least) che ha partecipato alla prima cena universitaria anche se non ci conosceva e che mi contesta Baricco ed Eco;
    grazie a tutti....vi voglio un sacco di bene!!!
                                                                                                                                                      marty
     
     
    16 December

    ISTANTI

    ISTANTI

    Infiniti
      cadono sotto i miei occhi,
    istanti impercettibilmente
         vaghi.
    Nascondono sguardi
                      e parole già dette.
    Nell'anima vago
       alla ricerca
    di quello più vero
            e rigenero forza e passioni nascoste
    per il domani più incerto.
    Stanco, spossato, riposo.
                 Aspetto.
     
     
     
     
    A volte non riusciamo a renderci conto e a dare giusta importanza a quei fattori secondari ( sempre possano essere considerati secondari) che caratterizzano la nostra vita.
    Sguardi che nascondono amori, odi, rancori...parole non dette e nascoste in confusi pensieri potevano cambiare la tua vita, il procedere degli eventi, ma non sono state dette, sono rimaste stropicciate in un confuso cassetto nel fondo dell'anima.
    Chissà che sarebbe la nostra vita se questi "fattori secondari" avessero superato le bariere protettive del nostro timido ed orgoglioso "IO".
    Forse saremmo diversi, forse avremmo amici e amori che abbiamo solo pensato di poter avere, forse saremmo semplicemente più tristi e rammaricati di quello che siamo ora. Forse solo pensieri nella testa di chi ci ha creato.
     
     
    Di Sambu
     
     
    15 December

    Per un pugno di libri

    Era un uggioso pomeriggio di dicembre quando le due svampite commesse della QuiEdit, rinomata libreria taccagna situata nei pressi della facoltà di Lettere, ebbero un’idea editoriale che si sarebbe dimostrata la svolta definitiva nel campo del marketing.

    La semplice quanto efficace idea per far sì che i clienti tornassero ad entrare nella “stanza chiusa” della libreria prevedeva che si regalasse alle prime dieci persone il fantomatico libro di Emilio Franzina dall’immemorabilizzabile titolo di Una patria espatriata. Caratteri regionali e lealtà nazionale nell’immigrazione italiana all’estero. Suddetto libro per gli studenti di Lettere sembrava da mesi una Chimera irraggiungibile: la sua ricerca era ormai stata paragonata a quella del Santo Graal, de L’angoscia dell’influenza di Bloom e ovviamente di Dante Tutte le opere (in edizione tascabile Newton). Si vociferava che persino Indiana Jones avesse rinunciato all’impresa, tanto che tra i banchi dell’affollatissima aula 2.1 si spargeva la voce che la sua esistenza fosse solo un’invenzione pubblicitaria o al massimo un astuto piano da parte del Rettore per stressare gli studenti in vista degli imminenti esami di gennaio.

    La possibilità di risparmiare 25 euro di libro, e quindi di ammortizzare l’inculata – ops volevo dire la spesa - del libro inutile quanto angosciante ed incomprensibile di Getrevi Narrare Italiano dalla nostalgia all’assenza, sembrò un motivo più che sufficiente agli assatanati studenti di Lettere per accamparsi fuori dalla porta della libreria passando una notte gelida all’addiaccio. Questi spavaldi giovani però, nella fretta di scappare dalla lezione di Girardi avevano dimenticato la tessera mensa dell’ESU tanto che dovettero cibarsi di caramelle al Chinotto. I più stremati (ovvero coloro i quali il Chinotto non piaceva) tentarono di rinfoccillarsi presso il bar Cambridge ma fecero il tremendo errore di ordinare un frappè al cioccolato dell’Eraclea il quale, oltre ad essere imbevibile, era talmente freddo che gli sprovveduti sfiorarono prima la congestione e poi l’ipotermia. Dieci ore e centinaia di sigarette Golden Virginian dopo, i poveri studenti si accorsero di non essere soli. Ogni centimetro quadrato era occupato da centinaia di altri studenti di Lettere che assiepavano lo spazio antistante la libreria. Ovviamente in prima fila stavano ritti i tre vegliardi del corso (Violante, Eco, e Fo detto “il ruminante”) che si diceva contassero tra le propria fila un esimio e reverendissimo chirurgo.

    Una volta fattesi largo tra la folla mormorante le due svampite di cui sopra pregustavano già il successo monetario ma … la tragedia era dietro l’angolo…

    La folla ormai premeva incessantemente e già volavano gomitate, insulti e assordanti bestemmie all’indirizzo di fantomatici untori rei prima di una colpa e poi dell’altra. D’improvviso però uno studente, di nome Leo, perse la testa ed iniziò a pestare tutti quelli davanti a lui al grido “Sporchi comunisti mi fate schifo!”. Al che lo spaventato studente Violante imbracciato l’archibugio (un caro ricordo della naja) sparò un pallettone di piombo verso il malaugurato Leo che stramazzò al suolo sanguinante. State tranquilli, non morì, in compenso si prese un’avvelenamento da piombo che gli rese la vita un vero e proprio inferno (dantesco come ovvio).

    La folla in fermento era a dir poco alticcia (si scoprì poi che durante la notte i butei avevano trincato shottini a non finire al Campus e nei vari pub della zona per resistere al freddo glaciale) e subito gli animi si scaldarano. Il popolo studentesco si destò: dimenticato il libro di Franzina, atavici odi nei confronti dei vegliardi si riscoprirono dentro ad ognuno dei presenti che rinfrancati dall’alcool come nella Grande Guerra si scagliarono come orde barbariche verso la testa della folla, dove, come già detto capeggiavano le tre antiche teste che ricordavano da vicino quelle di Lucifero (in particolare si scoprì che Fo era dedito a masticare contemporanemente Giuda, Bruto e Cassio fermandosi solo per fare domande cretine a Girardi).

    I primi come ovvio caddero sotto i mirabili colpi dell’archibugio di Violante e delle stilografiche degli altri due che le sfoggiavano come spade con particolare destria. Ma i facinorosi erano tanti e in poco tempo nonostante le perdite si avventarono sui tre malcapitati e sulle loro misere schiere.

    L’acre odore della cordite era misto a quello del sangue e dei corpi in putrefazione, le svampite erano atterrite e si barricarono dentro alla libreria ove dal tetto rilasciavano olio bollente verso gli aggressori.

    Le Forze dell’Ordine, troppo impegnate a fare multe in giro per la città, non si degnarono di sedare la rivoltà che stava ormai degenerando in un vero e proprio assedio alla libreria. Gli assedianti usavano le capocce dei vegliardi come arieti per sfondare la porta mentre palle di carta infuocate, fatte con i quotidiani gratuiti, venivano lanciate sulle tende della QuiEdit.

    Ad un certo punto si sentì un boato che aveva voce umana…era Franzina che con i suoi 90 kg di peso si faceva largo al grido: “Ma scheziamo?!”.

    Con l’aiuto della sua Ars Dictaminis riuscì a placare gli animi degli assedianti e una volta raggiunto un minimo di calma, egli gridò: “Dov’è il sindaco?”. Ovviamente il sindaco era a Palazzo Barbieri a giocare con il modellino di Cà del Bue rubato all’Agsm e non potè rispondere all’appello del professore, ad ogni modo Franzina riuscì a farsi aprire nella libreria e se ne tornò fuori poco dopo con un misterioso quanto sospetto pacco. Il pacco conteneva i mitici dieci libri gratuiti messi in palio dalle sciocche commesse; Franzina, sbandierando il suo diritto d’autore, si portò via i suddetti libri per farne dono agli amici, sfortunatamente quelle erano le uniche copie del libro pervenute in città. Coloro i quali erano rimasti in piedi durante l’assalto entrarono con tutti i riguardi nella libreria e fecero alle commesse una domanda flash: “E’ arrivato il libro di Franzina?”. La risposta fu altrettanto flash: “Dovrebbe arrivare. Provate a passare domani a mezzogiorno”.

     

     

    Paolo (da un'idea del Massi)

    14 December

    consigli di vita

    Chi lo ha detto che non si può volare??
    Hai mai provato a staccarti dal corpo e lasciare che l'anima vibri, tra un soffio di vento e una canzone,
    guardandoti da fuori e riguardandoti dentro?
    Trova quello che ti manca con spassionata passione e miracolosamente
    lo troverai chiuso in te... e quando avrai capito di cosa si tratta, riserbagli un posticino segreto del tuo cuore che pensavi di non avere mai avuto o mai utilizzato, perchè non c'era niente di così importante da fargli custodire.
    Lasciati trasportare la testa dalle idee, perditi nelle parole di una canzone, sogna ad occhi aperti e guarda con meraviglia ciò che ti sta intorno, perchè non lo rivedrai mai più così e se proprio lo vorrai riguardare, non proverai di nuovo le sensazioni che hai vissuto l'attimo prima.
    Impara dalla vita, fatti colmare e invadere.
    Riconosciti in quello che sei e non arrenderti mai.
    Ricorda che sei fatto di carne anima e ragione e soprattutto di cuore:
    piangi, urla e grida sprofonda nel dolore ma poi ritorna su, stai a galla e prosegui verso il cielo.
    Lassù ci sono le stelle sempre più vicine: sorridi... ora  puoi volare...
    Ora ti puoi perdere quanto ti pare.
                                               marty

    Polvere d'acqua

    In piedi sul crinale del mondo

    fisso intensamente in giù, verso il nulla.

    La paura rende le gambe marmoree

    similmente ad una statua classica.

    Eppur non posso non guardare oltre,

    sporgermi ancora un po’ verso il baratro.

     

    Lasciami andare a vedere

    lo splendore intenso del mare

    reso crespo da onde frenetiche

    dalle più svariate tonalità del cielo.

    Il singulto del loro movimento

    mi rende insensibile alla realtà.

     

    Dai ripidi e rocciosi faraglioni

    il riverbero delle onde

    segna il trascorrere di un tempo

    che pare congelato nell’eternità.

    E una polvere d’acqua

    m’asciuga il volto.

       

    Paolo

    13 December

    Per non fare casino

    O Licaonici, per non mandare il blog nel caos le discussioni su eventuali poesie/testi/citazioni ecc vanno fatte come commento. Inoltre per rendere più ordinato il tutto vi prego di utilizzare le categorie quando inserite qualcosa. Potete scegliere dall'elenco o altrimenti crearne una nuova, cerchiamo però di non incasinare queste categorie, si creano solo se veramente necessario!
     
    Grazie, Paolo.

    la vedi la luce alla fine del sentiero?

    “La vedi la luce alla fine del sentiero?”

    “Sì, ma quanto manca ancora?”

    “Ci vorrà tutta la notte, dovremo camminare molto, faremo fatica.

    Qui, col buio, non si vede nulla, qui al buio sentiamo solo i rami spezzarsi sotto i piedi, le foglie sbriciolarsi;

    sento il tuo respiro, amore, sento che hai freddo.

    In questa strada lunga, con questi lunghi rami che ci graffiano le braccia, sento che hai paura, che hai paura di sbagliare.

    Hai avuto forza, coraggio. Hai scelto di seguirmi pur sapendo di quale orrendo crimine mi sono macchiato, pur sapendo che il nostro, il mio, non è un viaggio, è una fuga.

    Mi hai seguito fino a qui e ora è come se le tue gambe pesassero di più, per la fatica, per l’angoscia.

    Puoi ancora scegliere; lì più avanti un sentiero scende e ti porta dritta a Ca’ Ramata, ti posso lasciare dei soldi per il biglietto della corriera, per tornare a casa.

    Oppure puoi seguirmi, ma in questo caso dovrai starmi appresso e non parlare con nessuno, dovrai rinunciare alla tua identità, dovrai perdere il tuo bel cognome di un’altra Età.

    Arriveremo dai Perugini e avremo nomi nuovi per lasciare questo Paese, e non sarà una cosa facile.”

    “ Io non so..”

    “ Mi dispiace averti fatto tutto questo, tu volevi un amore come quello dei tuoi libri, io invece te ne ho dato uno come quello dei miei”

    “ La tua vita è come un libro…”

    “ I miei libri puoi bruciarli, la mia vita puoi lasciare che si bruci da sola..

    è questo il sentiero. Non posso chiederti, dirti nulla ora..”

    “ Non dire nulla.”

     

    La aspettai per anni. Non passò giorno che io non la pensassi, che io non desiderassi i suoi occhi e le sue carezze.

    Trascorsero tanti anni e di lei non seppi nulla.

    Scrissi lettere e poesie, scrissi di me e di lei. Scrissi di quello che fu tra di noi.

     

    In questa terra lontana dal Bel Paese lavorai come facchino, come manovale. Un po’ di qui e un po’ di là .

    Abitai in stanze economiche e luride. Possedevo pochi libri e tre li portai via con me il giorno della fuga.

    Mi sono fermato spesso a leggere e a scrivere. In un certo senso mi sono fermato a leggerla e a scriverle. Anche se le mie lettere non sono mai partite.

     

    Ogni giorno è trascorso come un giorno trascorre, ma era come se fosse vuoto. Il ticchettio dell’orologio rimbombava dentro di me come se anch’io fossi vuoto, come se la mia vita fosse vuota, finita.

    Mi chiedevo perché.

    Cosa stavo facendo?

    Sono scappato per salvarmi, per continuare a sopravvivere, lontano da una terra, la mia terra, che mi aveva offerto la galera per redimermi, che mi aveva proposto le sbarre tra me e il sole, le sbarre tra me e lei per essere perdonato.

    Come se la galera potesse riportare in vita un uomo che non c’è più. Come se la galera potesse salvarmi dal peso della mia coscienza, della mia coscienza di uomo che uccide un altro uomo.

    Sono scappato per avere la stessa distanza: tra me e il sole, tra me e l’allegria delle mie allegrie.

     

    Non so più nulla di lei e io ho avuto diverse compagne in questo tempo. Nessuna a cui abbia saputo dire nulla più di: “va bene, ma ora lasciami un po’ per conto mio”.

     

    Qui da queste parti mi sentivo solo, ho sempre lavorato più o meno, ma ho avuto grossi problemi con questa strana lingua romanza.

    Ricordo che in Italia pensavo e riflettevo anche grazie a parole che ascoltavo per caso, distrattamente per strada.

    E nel mio esilio parlavo male e non pensavo in questa lingua. Ma pensavo al mio essere così distante da tutti i miei ricordi, pensavo che forse avrei dovuto smetterla di restare chiuso in me stesso. Pensavo agli amici mai più rivisti e che avrei voluto rivedere.

    Pensavo che un uomo non può tenersi tutto dentro per sempre.

    Non riuscivo a comunicare come avrei voluto, non sentivo il peso delle accezioni delle mie parole espresse con la mia cadenza leggermente veneta.

    Non riuscivo a percepire il senso profondo di una parola appena appena sussurratami all’orecchio da qualche bella ragazza.

     

    E pensavo che in fondo il mondo è pieno di belle ragazze, di belle ragazze che si innamorano di te, che sono pronte ad amarti per succhiare un po’ della tua vita. Anche qui ne trovai. Ma non seppi che farmene una volta riscoperto e soddisfatto il mio piacere. Dopo ogni notte trascorsa insieme non riuscivo a dormire, non potevo svegliarmi al mattino con mani di donna che non riconoscevo, che non volevo tenessero le mie. Sapevo che il mio amore aveva bisogno di orecchi ai quali comunicare che io ero lì, di mani da tenere in mano per dire: “io sono qui, non avere paure di stringerle”

    Lei non si era attaccata, aveva deciso di accompagnarmi, di seguirmi.

    Mi parlava di cose strane e a volte diceva che ero all’antica.

    Chissà a cosa si riferiva.

     

    In fondo l’ho sempre pensata, e non l’ho mai cercata perché sono stato troppo poco uomo per cercarla.

    Perché mi illudevo che la mia assenza potesse asciugare le sue lacrime.

     

    Le mie, le ho fatte seccare ingiustamente anzitempo.

     

    enrico

    12 December

    (mi circuiva quella mano)

    Mi circuiva quella mano e poi,

    poi si ritraeva.

    Adorando questa sera ed aspettando

    Ch’essa per noi si faccia tepida e notturna

    Con il viso alle sue stelle

    Impaziente invoco quella mano.

    Impaziente, ed abitudinario amo

    Il modo solerte con cui si nega.

     

                                            stefano