Licaonici's profileI LicaoniciPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
February 18 Latino, micro schema di sintassiGrammatica latina
INFINITIVE: Soggettive: sono quelle che esprimono il soggetto nei confronti della reggente: es. Conviene essere innocente Oggettive: sono quelle che esprimono il complemento oggetto della reggente: es. Constat innocente me esse Dico che sono innocente
Come si formano: Si formano con l’infinito semplice (presente/perfetto/futuro) se non hanno il soggetto espresso: Constat innocente me esse Con accusativo + infinito se hanno il soggetto: nisi bonim amicitiam esse non posse NB: infinito presente contemporaneità, infinito passato (tema del perfetto+isse) anteriorità, infinito futuro (tema del supino+ urum uram ura + esse) posteriorità
FINALI: Esprimono un valore finale e sono introdotte da affinché/perché
Come si formano UT/NE/QUO + Congiuntivo presente o imperfetto (secondo la consecutio temporum) Es. Germanorum legati ad Cesarem venerunt ut pacem impetrarent per chiedere la pace Particolarità dei verba timendi: vogliono il Ne+congiuntivo nella forma affermativa; Ut o Ne Non per la forma negativa
CONSECUTIVA Indicano la conseguenza di quanto detto nella principale.
Come si formano UT/UT NON + congiuntivo (presente, imperfetto, perfetto) Tanta est bonitas aquae volpuptas ut satiri non possit mea, Così grande è la bontà dell’acqua che il mio desiderio di berla non può saziarsi NB: possono essere segnalate anche da TAM o ITAM
RELATIVE CONSECUTIVE Il pronome relativo (qui quae quod) introduce una consecutiva: avviene nelle espressioni, est qui nihil est quod, quid est quod ecc Es ?
CAUSALE Esprime la causa di quanto detto nella principale
Come si formano CUM+Congiuntivo si traduce o con il gerundio (forma implicita) o con poiché (forma esplicita) Es. cum homines […] in altero iudicarent poiché gli uomini giudicano…
TEMPORALE Esprime la circostanza di tempo in cui avviene è avvenuta o avverrà l’azione indicata dalla reggente
Come si formano CUM+INDICATIVO es. Pelopidas Spartatam cum oppugnavit, Pelopida quando assalì sparta Es Cic. Cum est de re publica disputatum quando si è discusso sullo stato CUM+Congiuntivo (narrativo storico) Es. cum, […] Phylades diceret se esse Orestem Quando, […] Filade diceva di essere egli Oreste NB: possono essere introdotte da DUM, DONEC, ANTEQUAM, QUAMDIU ecc
CONCESSIVA Esprime un fatto reale o possibile contrapposto a quanto si afferma nella reggente
Come si formano QUAMQUAM/ETSI/TAMETSI/QUAMVIS/UT/CUM/LICET + verbo Es. sed quamquam utilitates multae et magnae consecutae sunt: ma benché siano conseguite molte e grandi utilità
AVVERSATIVE Esprimono un fatto contrapposto a quello espresso nella reggente
Come si formano CUM+Congiuntivo Es. cumque plurima set maximas commoditates amicitia contineat: sebbene l’amicizia contenga molte e massimi vantaggi
RESTRITTIVE/LIMITATIVE Esprimono una restrizione di concetto
Come si formano QUANTUM+indicativo es. quantum homines possunt : per quanto è possibile agli uomini QUOD+ congiuntivo DUM+verbo
RELATIVE
Come si formano QUI/QUAE/QUOD Es. qui haec sublitius disserunt, quelli che dissertano tanto sottilimente QUISQUIS/QUICUMQUE UBI/UBICUMQUE/QUACUMQUE
COMPARATIVE
Come si formano QUAM + modo della reggente UT/LELUM/SICUT/TAMQUAM/QUAE ADMODUM + indicativo (correlative) AC/ATQUE
Digressione sui comparativi e sui superlativi Maggioranza: aggettivo + ior/ius Minoranza: minus … quam Uguaglianza: tam … quam
Superlativi: aggettivo + issimus/a/um Particolarità: bonum melior melius optimum
PERIODO IPOTETICO
I tipo: della realtà: verbo indicativo in entrambe (protasi e apodosi) Es. quod si curam fugimus (apodosi), virtus fugienda est (protasi) Se fuggiamo la preoccupazione la virtù è da rifuggire II tipo: della possibilità: congiuntivo presente nell’apodosi e congiuntivo presente o perfetto nella protasi Es. perfecta quidam sapientia simus (protasi), si rectum statuerimus vel concedere ecc (apodosi) Saremmo nella perfetta sapienza se avessimo deciso… III tipo: dell’irrealtà congiuntivo imperfetto o piuccheperfetto nella protasi e nell’apodosi Es. si voluisset, paruissem Se avesse voluto lo avrei fatto
ABLATIVO ASSOLUTO
Esprime temporalità causalità concessività ipoteticità avversatività. E’ slegato dal resto della frase è formato da un sostantivo, un aggettivo o un pronome in ABLATIVO e da un participio (presente o imperfetto) o un predicato nominale senza sum in ABLATIVO.
Es. ignorante rege : (essendo) il re ignorante
PERIFRASTICA ATTIVA e PASSIVA
ATTIVA Participio futuro (tema del supino + urus/a/um) + Verbo SUM Indica l’intenzione a fare qualcosa o l’imminenza dell’azione Es. qualis res publica post mortem meam futura, quam qualis hodie sit
PASSIVA Gerundivo (tema del presente + ndus/a/um) + verbo sum Indica l'obbligo a compiere un'azione. NB il gerundivo ha funzione aggettivale mentre il gerundio nominale! Es. costituendi sunt sono da stabilire
VIDEOR
Costruzione personale: ovvero quando c’è un soggetto ben definito
Come si forma Videor + nominativo + infinito verbo SUM Es. Tu mihi videris esse bonus. Tu a me sembri essere buono La persona a cui sembra è in dativo (mihi), mentre l’altra è in nominativo (tu)
Costruzione impersonale: ovvero quando il soggetto è indeterminato oppure è un’intera frase
Come si forma Videor + accusativo + infinito 1° caso: quando significa “sembrare opportuno” Es. Mihi videtur te studere. A me sembra (opportuno) che tu studi 2° caso: quando è accompagnato da un “aggettivo neutro” come iustum, utile, iniustum, turpe ecc Es. Mihi visum est iustum te stadere. Mi sembra giusto che tu studi 3° caso: quando nella frase subordinata c’è un verbo impersonale come pudet, taedet, paenitet ecc Es. Mihi videtur vos pigere cupiditatis. A me sembra che vi rincresca della (vostra) cupidigia 4° caso: con fore ut + congiuntivo o futurum esse ut + congiuntivo Es. Mihi videbatur fore ut Latinas litteras facile discerse. Mi sembrava che avresti imparato facilmente il latino 5° caso: quando si trova una frase incidentale del tipo ut mihi videtur (come mi sembra) in questo caso però si può trovare anche la forma personale
Consecutio temporum
Se nella principale c’è un tempo principale (presente e futuro) Anteriorità : Congiuntivo Perfetto es. Scio quis sit « so chi sia stato » Contemporaneità : Congiuntivo Presente es. Scio quis sit « so chi sia » Posteriorità : Perifrastica attiva con sim, sis, sit es. Scio quis futurus sit « so chi sarà stato »
Se nella principale c’è un tempo storico (i passati) Anteriorità : Congiuntivo piuccheperfetto es. Sciebam quis fuisset « sapevo chi fosse stato » Contemporaneità : Congiuntivo imperfetto es. Sciebam quis esset « sapevo chi fosse » Posteriorità : Perifrastica attiva con essem esses esset es. Sciebam quis futurus esset
« sapevo chi sarebbe stato »
February 13 Storia medievale, prof. Castagnetti (i)Sintesi appunti delle lezioni a cura di Paolo Perantoni e Mauro Bernardi
I Germani Fonti: Cesare, Tacito
Sono un popolo migrante ripartito in diverse tribù. Inizialmente avevano il re sacrale e il capo militare poi le 2 figure si uniscono. Le gens detenevano la sovranità e vantavano discendenza divina erano legati a segni rituali. I Germani si differenziavano dai romani per il carattere nomade della loro civiltà e per le leggi di tipo orale e collegate alle diverse stirpi. Provvedimenti addottati dai germani dopo la conquista: - Uso esclusivo delle armi (per conservare la superiorità bellica); valido per tutti - Continuità dell’impero (per legittimare il potere); valido per Ostrogoti di Teodorico - Modello cristiano (re come difensore della cristianità legittimato da Dio); valido per i visigoti, longobardi con Liutprando e franchi (vantavano discendenze troiane vera monarchia ereditaria)
Longobardi Fonti: Paolo Diacono, fonte narrativa (fonte orale ma scritta), nato a Cividale del Friuli studia a Pavia scrive l’Historia Longobardorum (in 6 libri) precettore della figlia del re Carlo. Esaltazione dei re cattolici. Fonti Archeologiche e documentaristiche tradizionali (placiti, doc. privati ecc) Codice Diplomatico Longobardico a cura di Schiapparelli.
569>572 Conquista per mano di Alboino assassinio di Alboino per Clefi Autari+Teodolinda espansione territoriale Agilulfo+Teodolinda consolidamento del territorio tregua con il papa 636/652 Rotari, editto di Rotari del 643 713/744 Liutprando conversione cattolica Astolfo conquista di Ravenna 767/774 Desiderio sconfitto da Carlo
Storia veneta dai Longobardi Veneto primo territorio interessato dalla conquista; per proteggersi le spalle Alboino affida il Friuli ad Gisulfo, oltre a Cividale i longobardi conquistano il Friuli ma alcune località come Padova, Mantova e Monselice rimangono bizantine. Verona diventa capitale provvisoria del regno, Clefi succede ad Alboino (nella città si sposeranno Autari e Teodolinda. Si crea il ducato di Verona mentre continuano i conflitti con Bavari Franchi e Bizantini. Grande legame tra territorio e longobardi, i veronesi sono chiamati civis veronensis, grandi lotte con le diocesi per il controllo del territorio poichè i barbari non vedevano di buon occhio gli ecclesiastici. L’organizzazione dello stato longobardo era basato sulla gens; il re è scelto a carattere elettivo dall’Assemblea del popolo in armi; debolezza strutturale: c’era dissidio tra regno centrale e i vari duchi. La distribuzione delle terre non era eguale. Da Rotari in poi la legge è codificata in un Editto dove veniva trattato diritto pubblico e privato, regolamentate le vendette e le faide, diritto familiare e diritto patrimoniale incentrato sulla famiglia. Problema irrisolto sulle origini della scrittura longobarda vedi Diritto Longobardo in appendice. Struttura politica: territorio ripartito in ducati retti da un duca inizialmente un comandante poi diventa un funzionario pubblico; quando non c’era il duca c’era il gastaldo. Divisione sociale in senso militaristico ed economico da Astolfo: coloro che possiedono equipaggiamento pesante (grandi proprietari terrieri); coloro che hanno equipaggiamento leggero (medi proprietari terreni); e la fanteria appiedata (il resto). - Venezia: raccolta di diplomi tra cui spiccano patto di Lotario dell’840, diploma di Berengario chestabilisce i rapporti commerciali tra i due regni, pagare il quadregesimo e diploma di Liutprando - Mantova: primo documento è dell’818 è un placito - Padova: era stata rasa al suolo, riprende vigore solo in età carolingia quando torna il vescovo - Verona: (doc. provenienti dal monastero di S. Silvestro di Nolantola, fondato dal duca Anselmo che diventa poi il I abate). Primi due documenti riguardano donazioni e compravendite de l’onesta femina Forcolana a Povegliano (761 e 774). Il terzo è un diploma di Liutprando donazione di possedimenti sul mincio al monastero (peschiera). Il quarto è un testamento del gasindio Taido. Il quinto è l’istituzione di un monastero femminile sottoposto a S. Maria in Organo. Il sesto è un componimento ritmico “versus de Verona”. - Vicenza: donazioni di possedimenti al monastero di Nolantola e a S. Giulia di Brescia. - Treviso: ducato importante e molto esteso in età longobarda e anche carolingia, si estendeva anche nella zona della Saccisica (zona di Sacco). Documenti riguardano una chiesa ora vicentina fondata e poi passata al controllo di S. Zeno. Nel 781 Carlo Magno conferma una donazione di Adelchi al monastero di Sacco. - Sacco: 897 la curtis di Sacco è concessa da Berengario al vescovo Padova; 1055 Enrico III afferma che gli abitanti di Sacco, definiti Arimanni, si rivolsero a lui per denunciare i soprusi del vescovo, l’imperatore ordina che essi abbiano gli stessi diritti degli arimanni di Treviso. Avevano già ottenuto agevolazioni dal doge di Venezia. 1075 Enrico IV affida tutti i poteri al vescovo, dopo cinque anni si trova un accordo tra abitanti e vescovo. Il Vescovo poi crea dei vassalli all’interno della società di sacco e mette fine all’unità sociale. - Altri ducati di importanza strategica: Sirmione e Ceneda.
Carolingi
774 arrivano i Franchi con Carlo che una volta ripudiata la moglie longobarda sconfigge Desiderio diventa rex longobardorum 775 discesa di Carlo in Italia per sedare la rivolta dei duchi longobardi, impone duchi franchi 800 Carlo diventa imperatore 807/810 conflitti con avari e bizantini, Pipino, suo figlio, controlla il regno italico 814 alla morte di Carlo resta solo Ludovico il Pio assegna a suo figlio Lotario il regno d’Italia togliendolo a Bernardo il quale dà vita ad una rivolta contro il padre e suo fratello, presto sedata. 829 lotta per la successione al trono tra i figli di Ludovico che nel frattempo dà vita ad un altro figlio, Carlo (il Calvo). 840 Alla morte di Ludovico il Pio, Lotario viene sconfitto dai fratelli in Francia, costretto a ritornare in Italia assume la carica di imperatore d’Italia; nel frattempo avviene la spartizione del regno: a Ludovico II il germanico va la Germania, a Carlo il Calvo la Francia, mentre Lotario tiene l’Italia. 845/875 stabilizzazione del potere in Italia per mano di Lotario ma non lascia eredi. 875 iniziano i conflitti tra franchi di Francia e di Germania per il controllo dell’Italia 888 Carlo III detto il Grosso, dopo aver tentato di riunificare l’impero carolingio, viene costretto ad adbidicare, alla sua morte, si estingue la dinastia carolingia.
898 Berengario I, già marchese del Friuli, diventa re d’Italia dopo aver sconfitto Guido da Spoleto, gli succede Berengario II sconfitto per 2 volte da Ottone il quale costituisce nel 952 la “Marca di Verona” e la dà al ducato di Baviera 962 Ottone conquista l’Italia fine del regno occidentale italico a favore dell’orientale Ottone II spacca il ducato di Carinzia e di Baviera, la marca di Verona va al ducato di Carinzia diventa il baluardo tedesco in Italia, successivamente si staccherà Trento
La struttura del regno italico negli anni della dominazione carolingia Dopo la rivolta dei duchi longobardi il territorio è retto inizialmente da duchi franchi e poi viene diviso in “comitati” rette da un conte, il quale ha tutti i compiti che riguardano l’amministrazione della giustizia, del fisco, dell’esercito ecc. Oltre al conte il territorio era sempre ripartito in diocesi, i Carolingi hanno stretti legami con i vescovi, i quali sono i capi naturali della società (dalla fine dell’impero romano).
I vescovi Hanno rivestito in tutto il Medioevo molteplici funzioni e non solo ecclesiastiche. Svolsero infatti un importante potere sociale e politico in particolare in quei momenti in cui mancava un potere centrale. La struttura organizzativa della chiesa ricalcava l’apparato romano e ne è un po’ l’evoluzione. Quando l’impero cade la popolazione cittadina fa capo al vescovo che diventa amministratore della città (da religione urbana ad amministrazione cittadina). Le sedi vescovili per loro natura erano più mutabili a seconda degli eventi e per questo meglio resistettero ai cambiamenti seguiti alle invasioni barbariche. Le sedi vescovili erano stanziate nei centri urbani romani mentre in campagna agivano le pievi rurali (più piccole ma importanti perchè dotate di battistero e di rendite come la decima). Il compito dei vescovi era diviso in tre compiti principali: - Ambito tradizionale/morale: protezione dei deboli, rapporti matrimoniali - Ambito amministrativo/civile: controllo dei magistrati, sorveglianza dei lavori pubblici, presidenza degli organi cittadini e repressione dei giochi d’azzardo, accogliere sentenze d’appello dei magistrati - Ambito di giustizia: creazione del Foro Ecclesiastico per risolvere cause civili e penali che concernevano ecclesiastici
Il potere dei vescovi aumenterà nella Gallia dei Franchi ma subirà un arresto nell’Italia dei Longobardi in quanto essi erano ariani e non sopportavano le influenze del vescovo con il quale dovevano fare i conti, tuttavia avevano coscienza del ruolo vescovile sulla popolazione. Con Liutprando, primo re cattolico, i rapporti migliorarono ma i Longobardi cercheranno sempre di controllare le istituzioni ecclesiastiche. Lo stato tende ad intervenire in ogni conflitto tra diocesi: è il caso della contesa per 19 pievi tra la diocesi di Arezzo e quella di Siena, il re manda dei missi regi perchè svolgano una inquisitio (è la prima volta che si parla di plabs per designare una porzione di territorio). I rapporti con i vescovi saranno rinnovati con l’arrivo dei Franchi; da subito Carlo mette concordia tra stato e chiesa, chiamando a concorrere i vescovi all’esecuzione del potere civile assieme ai conti (vedi i Capitularia). Questa tendenza è giustificata dal fatto che i Carolingi tentarono di salvaguardare gli interessi degli “uomini liberi” cosa che però cozzava con gli interessi degli ecclesiastici. Siccome nelle controversie in cui erano implicati quest’ultimi, l’ultima parola spettava al re, egli deliberava sempre in favore della chiesa. Traspare la volontà di Carlo di mettere ordine dopo la conquista avvalendosi della collaborazione dei vescovi ai quali elargisce, oltre che numerosi benefici, anche del diritto di decima, obbligando gli “uomini liberi” a pagarla agli ecclesiastici.
Il Vassallaggio Subordinazione di un uomo libero ad un signore per il quale deve giurare fedeltà e prestare servizio (in genere militare) in cambio di protezione e mantenimento. Es. S. Maria in Organo controversia con abitanti della Val Lagarina perchè essi si rifiutavano di prestare servizio al monastero in quanto vassalli. Il vassallaggio serviva per stringere rapporti militari e politici; i Vassalli Imperiali erano l’èlite militare del regno, erano i primi a muovere in armi a questi l’imperatore affidava i “benefici” in termini di terreni o di rendite. Alcuni di questi potevano essere chiamati come “missi regi” nelle zone dell’impero in quanto strumenti di governo e di controllo verso i conti e i vescovi; allo stesso modo potevano essere scelti per diventare conti. In Italia il primo vassallo è Arnosto (803-812 a Milano) dai suoi scritti traspare un’origine culturale transalpina. Nel 823 si dichiara vassallo imperiale in un documento privato. Il primo generale italiano è Alberigo conte di Milano che compare in una battaglia contro i Saraceni, abbiamo la prova che ci sia una commistione tra sculdasci (ufficiali pubblici alle dirette dipendenza del conte) e generali e vincolo privato del rapporto vassallatico.
L’incastellamento A seguito della incursioni ungariche e per far fronte alle diatribe tra signori locali inizia il fenomeno dell’incastellamento ai tempi di Berengario I che concede a molti privati di costruire castelli (per esempio a Nogara). A Berengario succede Rodolfo, ucciso in una congiura a Verona, Milone, suo vassallo fa impiccare i responsabili. A Rodolfo succede Ugo di Provenza che premia Milone facendolo diventare prima conte e poi marchese di Verona, con il suo testamento inizia la dinastia dei conti di Verona, ovvero i conti di S. Bonifacio. I castelli del X secolo erano piccoli e poco difesi, costruiti in zone strategiche presso i valichi o presso i fiumi onde controllare il flusso di merci/persone. Con il tempo da costruzioni difensive diventano il fulcro del potere della signoria locale con la scomparsa dei centri vicini assimilati al castello. L’inizio della formazione della signoria si ha con la concessione della curtis di Sacco. Oltre ai castelli Berengario concede terre, diritti fiscali sui beni e diritti giurisdizionali.
La feudalizzazione Con le difficoltà da parte dell’impero di controllare il territorio anche a causa dell’accrescere del potere del vescovo di Milano Ariberto, le signorie prendono più potere tanto da diventare dinastiche; nascono da concessioni regie ma poi si sviluppano in proprio. Nel 1037 Corrado II emana la Constitutio de beneficiis, per spaccare il fronte di Milano che stava accerchiando, editto con il quale sancisce l’ereditarietà dei feudi tra i vassalli minori (in quanto prima il feudo era sempre del re o dell’imperatore) mentre i vassalli maggiori non potevano ritirare il beneficio tranne che in determinate circostanze e sempre con il benestare di un tribunale di suoi pari (costituito da altri vassalli). I Vassalli minori alla loro morte dovevano consegnare il cavallo e la spada del defunto al loro signore ma mantenevano i beni concessi. I Milanesi però resistono, Corrado toglie l’assedio e si
inizia il periodo di Feudalizzazione. Il beneficium, snaturato, sarà
considerato come patrimonio slegato dalla tradizionale prestazione di servizi
com’era un tempo.
Storia della chiesa medievale, prof.ssa Rossi (i)Sintesi degli appunti delle lezioni a cura di Paolo Perantoni Storiografia
Eusebio di Casarea (265-340) Scrisse la Storia ecclesiastica da Gesù all’editto di Milano Compone anche la cronaca universale Gregorio di Tous (538-594) Scrisse l’Historia Francorum sulla conversione dei Franchi e di Clodoveo, 2° fase della La Rocca, topoi Paolo Diacono (720-799) Scrisse l’Historia Longobardorum Gioacchino da Fiore (1130-1202) Teorizza la storia apocalittica dividendolo in 3° ere (Padre, Figlio e Spirito Santo) Mattia Flacio Illirico (1520-1575) Scrive insieme ad un team le Centurie di Magdeburgo storia della chiesa in chiave luterana decadenza ed errori di Roma Cesare Baronio (1538-1607) Scrive insieme ad un team gli Annales Ecclesiastici, storia della chiesa dalle origini fino ad Innocenzo III, apologia Giandomenico Manzi Scrive il Sacrorum Conciliorum sui concili Padri Maurini Scrivono l’Opera Omnia dei grandi padri Agostino-Benedetto Jean Bolland (1596-1665) Srive l’Acta Sanctorum, raccoglie tutte le vite dei santi Storia dell’ordine di S. Benedetto Ferdinando Ughelli (1595-1670) Scrive l’Italia Sacra, raccoglie tutte le notizie sulle diocesi Ludovico A. Muratori (1672-1750) Scrive i Rerum Italicarum Scriptores (RIS) e le Antiquitates (AIMA) Storici tedeschi XIX/XX Scrivono il Monumenta Germaniae Historia (MGH) Fliche e Martin Scrivono la Storia della Chiesa destinata a tutti studiata nei rapporti con l’esterno, concezione trionfalistica della chiesa Chiese locali ecc ecc Ieghin Scrive la Storia della Chiesa, dalle origini fino al 1914 Dopo il Concilio Vaticano II Storie delle Chiese, apertura degli archivi Alberigo, Ruggieri, Rusconi Grande Atlante del Cristianesimo
Storia del Cristianesimo origini e medioevo
Ario d’Alessandria Teorizzatore dell’arianesimo, corrente che vede nel Figlio una Natura diversa da quella del Padre, simili ma non uguale, è condannato nel Concilio di Nicea (325) indetto da Costantino S. Patrizio esponente dell’èlite “inglese” va in Irlanda la prima volta come prigioniero, poi ci torna come cristianizzatore, nella sua vita spesso si leggono scontri violenti con druidi ecc S. Colombano monaco irlandese, evangelizzatore sul continente arriva anche nell’Italia dei longobardi e fonda Bobbio Wynfrit-Bonifacio monaco irlandese, evangelizzatore del mondo sassone, scrive anche una lettere al papa Zaccaria per denunciare il clero francese Agostino monaco mandato da Gregorio Magno a evangelizzare gli anglosassoni S. Girolamo Scrive la Vita di Paolo l’Eremita, va anche in Terra Santa promuove esperienze pre monacali anche femminili. Atanasio Scrive la Vita d’Antonio, insieme a Girolamo crea la distinzione tra cenobiti e anacoreti (c’erano anche i sarabaiti) Viene in esilio a Roma dove diffonde il modello di Antonio Pacomio in Egitto organizza comunità di eremiti Lega Pacomiana Eustazio di Sebaste in Asia minore organizza esperienze di monachesimo Agostino riunisce chierici in comunità dando loro una regola che prevede comunità povertà individuale, castità, lavoro e uffici divini Rutilio racconta che nelle isole del tirreno ci sono uomini ispirati dalla vita di Antonio Martino ex soldato abbandona il secolo aiutato dal vescovo sceglie prima il clero poi l’eremo ad Albenga, poi diventa vescovo di Tours fonda un monastero sulla Loira unisce eremitismo e cenobitismo Isidoro da Siviglia in Spagna organizza le nuove esperienze monacali, scrive le Etimologie dove spiega il significato di monaco = solitario Giovanni Cassiano scrive una regola incentrata sulla mortificazione Cesario di Arles vescovo, scrive una regola basata sulle donne, suddivisione delle cariche, clausura, povertà, austerità dell’abito Benedetto (480-547) nato a Norcia da famiglia benestante abbandona il secolo per vita eremitica istituisce alcune comunità a cui dà una regola che sembra derivare da una precedente regula magistris, la sua è una regola di sintesi e non troppo dura, verrà presa da Benedetto da Aniane che nel 817 la darà a tutti i monasteri Gregorio Magno papa 590-604 fu attivo nella conversione dei longobardi Muntano nella sua eresia erano previste profetesse che parlavano dell’imminente fine del mondo S. Basilio scrive anch’egli una regola che viene recepita nei monasteri femminili Benedetto da Aniane monaco e pensatore carolingio sceglie la regola di benedetto per tutti i monasteri del regno franco nel 817 Benedetto VIII papa nel Concilio di Pavia 1022 impone il celibato al clero Raterio, Liutprando, Attone vescovi di Verona, Cremona e Vercelli, provenienti dal mondo monacale e di nomina imperiale si scagliano contro l’ignoranza del clero che porta a forme pagane e paganeggianti nel rito Guglielmo d’Aquitania fonda nel 910 il monastero di Cluny, alle dipendenze dirette del papa (e non del vescovo) si caratterizza per una forte connotazione alla preghiera al culto in contrapposizione a quello benedettino di cultura (preghiere di suffragio) Romualdo di Ravenna eremita, nel suo peregrinare per l’Europa fonda 30 eremi tra cui Camaldoli dove approdano presto molti esponenti si spicco Pier Damiani monaco, fonda eremi sull’esempio di Romualdo (Fonte Avellina) diventa anche cardinale durante il papato di Stefano II abile diplomatico viene mandato insieme ad Anselmo da Baggio a Milano durante la pataria, membro del partito riformatore è in rapporti stretti con Ildebrando di Soana, è convinto che la Grazia scorra nonostante il sacramento sia impartito da simoniaci o nicolaisti Giovanni Gualberto fonda il monastero di Vallombrosa su stampo benedettino, i vallombrosani saranno chiamati a sostituire il clero corrotto di Milano durante la pataria Arialdo diacono comasco, inizia nel 1056 a predicare a Milano contro simonia e nicolaismo del clero maggiore sostenuto dall’arcivescovo di nomina imperiale Guido da Velate; predica anche l’importanza dei laici che (forse) possono anche predicare in casi estremi; incontra il sostegno della “classe media” i patarini (fideles) si lega ad un miles Erlenbaldo che perseguiterà i simoniaci anche con l’aiuto di Alessandro II (Anselmo da Baggio) che gli conferisce l’insignum sancti petri; dopo una spaccatura del fronte viene assassinato e il suo corpo gettato nel Lago Maggiore, Erlenbaldo lo recupera e inizia un culto. Con la morte di Erlenbaldo nel 1076 finisce la pataria che nel frattempo viene sempre più mal vista dalla chiesa tanto che verrà definita eresia Umberto di Silvacandida personalità importante, è convinto nel Contro i Simoniaci, che il sacramento è valido solo se chi lo impartisce è degno; venne mandato da papa Leone IX a Costantinopoli per chiarire il caso della chiusura delle chiese cattoliche, il suo carattere portò alla rottura definitiva con la chiesa d’Oriente (1054) Clemente II papa di nomina imperiale, venne messo sul soglio pontificio da Enrico III che abolisce i 3 papi. Leone IX papa tedesco, oltre allo scisma d’oriente, inserisce nel collegio cardinalizio uomini del gruppo riformatore, molto attivo nella lotta contro la simonia va in contrasto con l’impero. Stefano IX e Niccolò II papi, sostituiscono Leone IX, Enrico III è morto e suo figlio è ancora minorenne, dopo un tentativo armato da parte delle famiglie romane di tornare a legiferare in materia, il gruppo riformatore fa eleggere Niccolò II che mette mano alla regola per eleggere il papa d’ora in avanti eleggibile solo dai cardinali-vescovi, all’imperatore solo debita reverentia Alessandro II dopo la morte di Niccolò il gruppo riformatore elegge Anselmo da Baggio al soglio pontificio, egli aiuterà la pataria Gregorio VIII alla morte di Alessandro II, sale al soglio il capo del gruppo riformatore, Ildebrando di Soana, non viene eletto con le regole di Niccolò II suoi 12 anni di pontificato sono di duro scontro con l’impero (lotta per le investiture) nel 1075 scrive il Dictatus papae dove si afferma non solo il principio di libertas ecclesiae ma anche di supremazia del papa rispetto a tutti (ierocrazia). L’anno dopo Enrico IV nel Concilio di Worms fa deporre il papa, Gregorio lo scomunica, Enrico IV è costretto a sottomettersi (episodio di Canossa) ricevuto il perdono Enrico ci riprova nel 1080 facendo eleggere ad antipapa Clemente III e portandolo a Roma tra le armi, Gregorio, che aveva stabilito un patto con i Normanni del sud Italia, viene salvato da essi e morirà in esilio a Salerno. La lotta delle investiture, dopo il fallimento nel 1111 del compromesso di Sutri, si conclude nel 1122 con il Concordato di Worms tra Callisto II ed Enrico V Lucio III papa, a Verona, scrive la Ad abolenda nel 1184 dove si perseguitano catari, patarini, umiliati e valdesi oltre ad altri. Umiliati e Valdesi erano nati come movimenti contro l’eresia catara, il loro problema è che volevano predicare, ma nella chiesa vi era l’assoluto divieto da parte dei laici di non predicare a prescindere dal contenuto. Innocenzo III papa, nel 1199 con la Vergentis in segnum compara l’eresia al crimine di lesa maestà, è coinvolto nella lotta per la successione all’impero (tutore di Federico II con il quale però va in contrasto) ma anche nella lotta contro l’avanzata dell’islam da un lato ma soprattutto dell’eresia catara dall’altro. Nel 1209 indice la crociata contro gli albigesi (catari); oltre a questo riesce a riportare nell’ortodossia gli umiliati ma non i poveri di Lione (valdesi) che poi perseguiterà nel 1201 papa Innocenzo III dà una regola agli umiliati. E’ il papa dell’Inquisizione (primi sono i Domenicani) e della Reconquista in Spagna. E’ inoltre merito suo se gli Ordini (francescano e domenicano) diventano i cardini della nuova chiesa. Arnaldo da Brescia eretico, canonico, predica violentemente contro le ingerenze del vescovo e della chiesa bresciana, fautore di un ritorno ad una chiesa povera dopo un lungo esilio torna come penitente a Roma, qui però continua la lotta, si allea con i rivoltosi che vogliono il comune, dopo la scomunica della città, cade in disgrazia, viene ucciso e gettato nel Tevere Graziano monaco e legislatore scrive il Decretum con il quale la chiesa si dota di un diritto canonico unitario finalmente svincolato dalle auctoritates Pietro di Bruis eretico predica la non legittimità del battesimo degli infanti (che mancano di volontà propria) trova inoltre inutili le preghiere per i defunti e dei luoghi di culto, propone una chiesa spirituale dove tutti possono accedere ai testi sacri, viene ucciso in circostanze misteriose Enrico, monaco monaco che si dedica alla conversione delle prostitute, vuole un rapporto univoco con Dio, riprende le idee di Silvacandida sui sacramenti, chiede la povertà dei canonici sia individuale che collettiva, la fedeltà a Dio è più importante della fedeltà agli uomini Evervino di Steinfeld in una lettera descrive l’eresia catara che vedeva l’esistenza di un dio buono e di un dio negativo (satana) in costante lotta tra loro, unitamente alle mire espansionistiche del papa e del re di Francia vengono sterminati in una lunga repressione S. Domenico canonico della cattedrale di Osma in Spagna, passa la vita a riconvertire i catari nel sud della Francia insieme ai cistercensi (questi però falliscono nel compito perché non danno un modello alternativo a quello cataro). Domenico se ne avvede e predica un nuovo modello con il permesso del vescovo di Lione e poi del papa che nel 1213 riconosce l’Ordine dei Predicatori che adottano la regola di S. Agostino arricchita da alcune costituzioni successive come la povertà. Basano la loro filosofia sullo studio appunto per predicare, sono i primi poi che istituiscono l’ufficio inquisitoriale S. Francesco nato ad Assisi lascia una vita agiata per vivere in povertà e in sottomissione con il secolo, presto il gruppo si amplia, viene approvato dal papa prima nel 1210 e poi con il riconoscimento della Regula (bollata) nel 1223. Nel frattempo l’Ordine non viene più retto da Francesco ma da un gruppo dotto spesso in conflitto con il futuro santo. La stessa regola bollata è frutto di una mediazione tra Francesco, il gruppo e il papato. Dopo aver ricevuto le stimmate, Francesco scrive un Testamentum da leggere assieme alle regola. Nei successivi ottant’anni l’Ordine fondato su povertà, lavoro manuale, sottomissione a tutto e a tutti, mutua la propria forma diventando molto dotto per predicare tra i poveri e tra i potenti. Questo cambiamento porta a molti conflitti interni tra i frati dotti e i frati umili ogni parte rivendicava per sè l’originalità di Francesco. Lo stesso Testamentum porta a grandi dissidi formali appianati dal papa. Mentre Francesco viene santificato e mitizzato i francescani fanno carriera, diventano cardinali e infine papi (Niccolò IV), con il generalato di Bonaventura si arriva ad una formalizzazione ufficiale della storia di Francesco e della “filosofia” dell’Ordine che in alcuni tratti si intreccia spesso con quello dei Predicatori. Nel 1274 il Concilio lionese 2° indica solo 2 ordini mendicanti a cui si aggiungono i carmelitani e gli agostiniani
|
|
|