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    June 22

    TEOREMA SUL SESSO E L'AMORE

    Buongiorno a tutti!!! Oggi è una bellissima giornata di sole e caldo torrido, e tutto va bene.

    Sarà forse per il sole e il caldo torrido ,che ormai mi danno alla testa, sarà per lo studio  e l’ansia da esame che mi stanno inesorabilmente facendo impazzire, sarà per le ragazze che in questo periodo girano praticamente seminude,sarà…sarà….per….Resta il fatto che in queste ore e momenti così confusi e ingarbugliati, la mia testa, o meglio quel che resta della mia testa (del mio cervello), è arrivata a delle conclusioni di carattere esistenziale. Prendendo spunto dal racconto a puntate del benemerito  “Ceo”, voglio cimentarmi ora in una serie di analisi rivolte a questioni per noi intrinsecamente inseparabili dal nostro essere, dal nostro vivere e dal nostro sentirsi vivi.

    Vorrei quindi portare alla luce del sole situazioni ed esperienze di vita su cui sono state dette molte cose ma in pochi sono poi realmente arrivati al succo della questione.

    Ebbene, oggi la discussione si concentrerà sulla differenza che sussiste fra “fare del sesso” e “fare all’amore”. L’analisi sarà fatta affrontando i temi attraverso reali considerazioni e attraverso l’uso di metafore culinarie, il tutto per rendere la cosa più verosimile e accessibile ad ogni forma di pensiero.

    Ora cominciamo la nostra analisi evidenziando ciò che sostanzialmente differenzia questi due concetti.

     

    “Fare all’Amore” implica uno stato di totale spensieratezza, leggerezza mentale e fisica…non esistono punti di partenza e arrivo...esiste solo il “durante”, si passa da un appagamento fisico a uno mentale senza che questo sia soppesato da una volontaria volontà…succede e basta…lasciando alla fine un sapore di libertaria perfezione… che ti fa sentire come calato da un sogno qui nel mondo reale, perso e felice senza chiari e saldi punti di riferimento…che poi si andranno a trovare aprendo gli occhi della ragione sul viso della straordinaria creatura che sta al tuo fianco.

    Immersi in uno stato di totale e assoluta perfezione si respira la magnifica sensazione senza chiedersi un “dopo” ma continuando a vivere “il momento” nel presente..”nel durante”….

     

    “Fare del sesso” ha in sé ,come concetto, due importanti fattori che potrebbero sembrare in apparenza discordi: “La Passione” e “La Ragione”.

    Fare sesso a differenza del fare all’amore è “un qualcosa”che  esclude il fattore “mentale- sentimentale”, ma recupera dalla sua ,la forza della ragione ( ad es. nella predeterminazione dell’atto) e della passione, restituendo così valore al rapporto, che sul piano oggettivo è quantitativamente alla pari del rapporto amoroso.

    Il rapporto sarà quindi finalizzato ad un benessere materiale e immediatamente percettibile ai sensi,

    caratterizzato da un “prima”(inappagato) e un “dopo”( appagato).

    Appagamento che non supportato dal valore sentimentale tenderà a tornare allo stato di iniziale “ non appagamento”.

     

    Bene, dopo essermi dilungato in sintetiche e generiche spiegazioni sul significato da dare a questi due concetti, vediamo ora di catapultare simpaticamente il tutto sotto un profilo puramente “culinario”.

    Per il nostro simpatico confronto culinario rapportiamo ora “il fare all’amore” con “Il mangiare una pizza” e “il Fare sesso” con “il mangiare un kebab”.

     

     

    Bene, ora concentriamoci, abbiamo di fronte a noi una deliziosa pizza margherita.

    La pasta è sottile, soffice...si scioglie in bocca…e lascia agli organi gustativi il puro sapore di semplici ingredienti…pomodoro e mozzarella…

    Il pomodoro è fresco e mantiene il gusto delle antiche conserve fatte in casa…la mozzarella…così filosa e genuina ci fa rivivere il meglio della cultura culinaria mediterranea…Siamo trasportati in terre lontane…ci sentiamo in riva al mare…sentiamo il profumo di salsedine, il rumore delle onde…il tramonto all’orizzonte…e il suono lontano di dolci melodie suonate da un’audace chitarra…

    La degustazione continua ardita fra un incessante rievocare di immagini che lente passano nella nostra mente…e così perdiamo la percezione di tempo e luogo, catapultati altrove...nei nostri sogni…

    Il mangiare e il viaggiare si uniscono…magnifico…

    Appagati dalla perfezione di quell’angelico cibo...non sentiamo il bisogno di andare oltre…il nostro stomaco e la nostra anima sono saldamente apposto…

    Il nostro cervello ci dice di non mangiare oltre…per non perdere l’incanto di quei magnifici momenti passati con la pizza margherita.

    Così come fare l’amore, la nostra pizza ci ha dato una spensieratezza e leggerezza uniche…accompagnandoci in un viaggio al di là dei reali confini.

     

     

    Perfetto…

    Ora invece sono le quattro di mattina…

    Ti senti stanco ma felice dopo una bella serata passata in compagnia..tra locali, discoteche,concerti ecc…il tuo stomaco, chiamato da una fame atroce e dalla necessita di provvedere ai troppi liquidi di cui dispone, grida a squarcia gola: “Kebab!!!”..

    Bene, ora entri dal kebabbaro che ti accoglie con un smagliante sorriso e con la fronte fradicia di sudore. Nell’aria profumo di fritto e carne bruciacchiata…il tuo stomaco non ne può più, la saliva comincia ad essere in quantità eccessive all’interno della tua bocca…la fame ti acceca e vorresti urlare:”Fammi quel cazzo di panino”…e invece no hai ancora tre persone davanti, mentre i tuoi occhi vedono rosso e la tua voglia è incontenibile…

    Finalmente arriva il tuo turno…accecato dalla fame ti fai mettere dentro di tutto: cipolla ,salsa piccante, pomodori, patate, ketchup e maionese…

    Nemmeno il tempo di pagare e stai già divorando il tuo kebab…tra pezzi che ti cadono per terra e tracce di salsa su tutta la faccia…

    Una volta finito…pensi:”E’ stato bellissimo si si si!!!”…”Ne mangio un altro”…

    Poi passati i dieci fatidici secondi di irragionevolezza totale pensi sia meglio accenderti una sigaretta…e stanco e appagato digerisci esausto il tuo kebab…sei un uomo felice.

    Il kebab come il sesso presuppone fin da l’inizio un totale appagamento e una passione a dir poco accecante, quasi animalesca, conclusa la quale ci sta sempre bene una salutare sigaretta.

     

    di Sambu

     

    spero condividiate almeno in parte

    queste considerazioni

    cari Licaonici

     

    June 16

    Rock'n'roll night race

    Ai miei amici

     

    The roads you take, the friends you make and those you throw away     

    The method is a simple synthesis of the past and present state

    You never lose if the path you choose is one you can easily navigate      

    I had a dream, light and carefree

    But now there's doubt and gravity                                                            

    But I won't run in place (are we blind?)                                                    

     in the human rat race! (there's no way)

    BR, Shattered faith 

    Rock ‘n’ roll night race

    (LA CORSA DEI CRETINI)

     

    1. LA VALIGETTA DELLA DISCORDIA

     

     

    Un’auto nera sfrecciava a tutta velocità in un labirinto di stradine tracciato al centro di una vastissima campagna di vigneti. Un’altra auto con il lampeggianti schizofrenici teneva dietro a quella nera: si trattava di un inseguimento. All’interno del mezzo scuro era in corso un acceso dibattito tra due uomini:

    “Dobbiamo lanciarla dal finestrino, tra un po’ ci beccano ma almeno non l’ avranno” gridò uno.

    “Ok, alla prossima curva gettala in quel campo, senza che ti vedano. Ma dobbiamo ricordarci il posto” rispose quello che guidava. “Come diavolo puoi ricordarti di questo posto? Sono stradine tutte uguali e sarà mezzora che ci inseguono” protestò l’altro. “Guarda, c’è una luce là! Da quella parte! E’ un locale!” esultò quello che guidava indicando con l’indice proteso in avanti “gettala in quel fosso a lato, così ci basterà trovare il locale per ritrovarla!”  concluse. L’altro abbassò il finestrino, aspettò la curva e quando gli sembrò il momento giusto la lanciò in un fosso. “Principe!” gridò uno all’altro “Il nome del locale è ‘al Principe’”. Poi le due auto scomparvero nel nulla.  

     

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    PROLOGO

     

    Era una calda sera di un Venerdì di primavera e un vento leggero fischiava tra gli alberi diffondendo note melodiose su tutto il veronese. Era una sera come tante ma presto si sarebbe trasformata in una vera e propria odissea per una piccola compagnia di amici. Verso le nove e mezza, quando il sole era già tramontato da almeno un’ora e una luna di farina splendeva nella volta celeste, una combriccola di ragazzi si riunì come era solito fare durante i week end. Erano in sette e tra loro si chiamavano con questi nomi: il Bomba, il Catena, il Certo, il Dego, la Cami, la Ire e la Flea . Il Bomba era un ragazzone delle sembianze di un armadio, con la barba e i baffi corvini, i capelli della stessa tonalità cromatica e un paio di occhiali non troppo spessi. Il suo soprannome era da ricondursi alla sua eccessiva potenza fisica. Il Catena era il suo complementare, fisicamente s’intende, era un fuscello trascinato dal vento, con i capelli ricci lunghi e brizzolati, e due occhietti piccoli piccoli profondi come pozzi. Piccola divagazione: una volta il Catena era stato sedotto da una donna in un bar e lei lo convinse ad andare a casa sua, così lui accettò. Quando i suoi genitori rincasarono lo trovarono sul letto bendato e legato con delle catene ai polsi: la donna era fuggita depredando la casa e il frigorifero. Lui mica lo sapeva. Dette perfino della “porcona” a sua madre. Dovettero chiamare il fabbro per liberarlo e la storia finì dalla bocca dell’operaio a tutto il quartiere: da qui il nomignolo “Catena”. Il Certo era una mezza via tra i primi due, nè carne nè pesce, non troppo alto non troppo basso, con non troppa barba, nè troppo poca, non troppo quello e non troppo l’altro... il Certo era così detto per la sua scarsa capacità di prendere posizione. Il Dego era il burlone della compagnia, con i capelli a spazzola e due occhi turchini luminosi. Il suo soprannome ha origini ignote. La Cami era una bella ragazza, dolce e affabile, timida e sempre sorridente, dagli occhi di smeraldo e i capelli d’oro. Si dice che certi fondoschiena siano progettati da Michelangelo in paradiso: quello della bella ragazza è certamente frutto del genio di giorni di lavoro. Per intenderci bene una volta per tutte, la Cami è la classica ragazza che sulla scala di valori di Gradimento Femminile Mondiale (GFM in sigla), convenzionato dal genere maschile, è solita raggiungere senza sforzi la posizione privilegiata di “bella gnocca” o “cacchio che sventola” (frasi pronunciate mentre questo tipo di ragazze sono perseguite con lo sguardo fino a sparire dal campo visivo [ma non mentale]). Espletata l’equazione grammaticale dirò che la Ire e la Flea erano due pazze, due vulcani, due geyser sempre sul punto di pressione massimo. Una era mora, l’altra rossa, ma entrambe dalle chiome folte e ingarbugliate, come le idee balzane che passavano a oltranza nelle loro testoline. Sempre esuberanti e solari e pronte a tutto: si può dire che la timidezza fosse decisamente l’ultima delle loro preoccupazioni. Flea era bassetta, ma in compenso aveva lo sguardo penetrante di un trapano, grandi occhioni marroni e una bocca che pareva fatta con petali di rosa. La Ire era scura di carnagione e dalla sua vantava due occhi di un azzurro indefinito, a metà tra cielo e mare, e un sorriso abbagliante. Ebbene, alle nove e mezza di quella sera d’Aprile, i sette amici si erano dati appuntamento alla casa del Certo, il quale aveva consentito a casa sua il ritrovo dopo svariati “forse”, “non so”, “si dai, venite qui”, “non so se i miei però” e “vi so dire dopo”. Ora erano quindi seduti attorno a un grosso tavolo di legno, in mezzo al grande giardino della casa del Certo. Erano già state aperte alcune birre, erano già state sparate 200 stupidaggini ed esplosi 5 rutti: il tutto lasciava supporre che si trattasse di un programma della De Filippi.

    “Che facciamo stasera?” chiese il Bomba

    “C’è una festa a Caldiero” rispose il Dego

    “C’è un gruppo fico che suona a Raon” rispose il Catena ultimando uno spinello

    “Non saprei” rispose il Certo.

    “Mi hanno detto che la festa a Caldiero fa schifo” irruppe  Flea

    “Non saprei” ribadì il Certo

    “Andiamo ai Preti” propose il Bomba

    “Non mi piace” dichiarò la Ire

    “Boh” boffonchiò il Certo

    “Io voto per il concerto a Raon” disse la Cami

    “Anch’io” si unì il Catena che proprio non riusciva a schierarsi contro la Cami.

    “Per me ok” disse il Dego dando fuoco allo spinello

    “Anche per me” disse il Bomba che gli teneva l’accendino

    “Quasi quasi” disse il Certo

    “Quorum raggiunto” concluse il Dego “Concerto a Raon! Chi suona? E soprattutto dove cavolo è Raon?”.

    “Da qualche parte prima di Mantova...ma non sono sicuro della zona precisa...ma girando un po’ lo troviamo” convenne il Certo.

    Fu così che, decisa la meta e scolate le birre, gli amici montarono su due auto e partirono alla volta di Raon. La strada si rivelò complessa oltre ogni immaginazione. Infatti la destinazione era letteralmente sperduta in mezzo alla campagna: una vera e propria oasi collocata in una buia e infinita distesa di vigneti. Così, dopo 54 curve, 29 incroci e svariate serpentine in sinuose stradine di campagna disegnate tra i campi di vite, i sette infine riuscirono ad arrivare, ma nessuno di loro sapeva esattamente come. Nessuno aveva lasciato una scia di pezzetti di pane come hanno insegnato Hansel e Gretel, in quel labirinto infernale fatto di stradine tutte uguali. In sintesi, ci sarebbe voluto parecchio tempo per tornare, escluse clamorose botte di culo o brillanti intuizioni del tutto inattese. Parcheggiarono su una vasta piazzola e smontarono dai rispettivi veicoli. Il locale si rivelò essere un agriturismo chiuso al piano superiore, la parte del ristorante, e aperto nel piano sotterraneo, da dove provenivano musica e odore di salame casareccio. 

    “Che cazzo!” esclamò il Dego “Come si fa ad aprire un locale in un posto del genere? Dove siamo finiti? Qualcuno di voi si ricorda la strada? Guardate che buio, che desolazione”.

    “Il nome poi...” si unì Flea con fare aristocratico e ondulando regalmente una mano “il Pvincipe! Seguitemi Milovd, si va al Pvincipe”. Alcuni risero, tutti entrarono. La band aveva appena iniziato e già ci dava dentro. Non c’erano molte persone all’interno, forse una ventina oltre a loro e il locale non era molto grande ma tuttavia carino e accogliente. Due bariste (GFM - “Eh, mica male”) e un oste dai tratti orsini con le ascelle pezzate, si davano da fare per soddisfare i clienti producendo drink e snack a volontà. Gli amici si sedettero ad un tavolo, presero da bere e ascoltarono la musica live potente e melodiosa. Poi ballarono a ritmo di rock ‘n’ roll, a un certo punto partì perfino un pogo selvaggio. Dopo un paio di ore tutto era finito e un po’ tutti nel locale erano sbronzi, chi più chi meno. Il gruppo ringraziò i presenti e depose gli strumenti, i baristi sfornavano ora solo qualche birra. La combriccola decise di uscire per fumare una sigaretta e tutti quanti si portarono verso il parcheggio parlottando tra loro. Nel bel mezzo della sigaretta, il Bomba, che sembrava aver accusato il colpo con l’ultimo cubino, si portò sul bordo di un fosso barcollando come un ponte tibetano, dichiarando di voler svuotare il pipistrello. Gli altri restarono nel parcheggio non facendo caso a ciò che stava facendo il loro amico. Tutto a un tratto si sentì un urlo strozzato, un rumore di boscaglia e il fragore di tanti rami spezzati:

    “Mio Dio!” gridò la Cami “Il Bomba è caduto nel fosso!”. Qualcuno bestemmiò e tutti si portarono sul bordo del fosso. Un lamento venne dal buio e dall’erba alta che riempiva il fossato.

    “Lo vedo!” disse il Dego “Eccolo lì, quel coglione! Allungami la mano deficiente!” Il Bomba allungò la mano, il Dego la prese, ma il Bomba aveva una forza doppia di quella dell’amico e il Dego cadde in avanti ruzzolando di sotto. La piccola Flea riuscì ad afferrarlo, ma la forza degli altri due trascinarono anche lei verso il basso. Così, ad effetto rimorchio, tutti gli altri franarono in una grossa valanga umana: infine cadde anche il Certo, che fino all’ultimo era rimasto indeciso se attaccarsi o meno alla catena. Ci furono diversi commenti sull’incidente, mentre sette corpi si dimenavano nel tentativo di risalire il fossato.

    “Ho qualcosa nel culo” si lamentò qualcuno.

    “E’ il mio braccio” rispose un’altro. Una voce femminile rise.

    “Che cazzo è questo?” chiese un’altro ancora.

    “Che cazzo ne so!” gli fu risposto

    “Smettetela di toccarmi le tette” gridò una voce femminile irata. Una voce maschile rise di gusto.

    “Che cacchio è questa?” chiese qualcuno brandendo un oggetto. Un’altro glielo strappò di mano:

    “Sembra una valigetta” dichiarò.

    “Come una valigetta?” intervenne una nuova voce femminile sradicando l’oggetto dalle mani del collega. Il Catena, che era già risalito, afferrò l’oggetto misterioso portandolo sul ciglio del fosso ignorando di prestare soccorso ad una mano in cerca d’appiglio che dal buio si protendeva verso di lui.

    “Già” disse “è una valigetta”.

    “Grazie della galanteria, cavaliere dei rottami” lo insultò la Ire risalendo con le sue mani.

    Alla fine, in un modo o nell’altro, tutti risalirono e, mentre ridevano come bambini per l’assurdità dell’accaduto, si toglievano di dosso pezzi di erba, fuscelli di bambù e qualche spina. Il Bomba contava 9 orticate su tutti gli arti e un insetto che una volta doveva essere stato un gran bel ragno spiaccicato sul sedere. Quando tutti si furono ristabiliti, l’attenzione si orientò sulla valigetta rinvenuta sul fondo del fosso. Catena la teneva in mano esponendola alla luce di un lampione lì vicino come se fosse una coppa. Poi la agitò come una marachas e si udì un rumore ferroso.

    “C’è qualcosa dentro!” intuì il neo- Sharlok

    “Touchè” disse qualcuno sarcasticamente.

    “Apriamola” suggerì Flea. La valigetta fu deposta a terra. Scattarono le due serrature e fu aperta. Dopo alcuni attimi di esitazione, quattordici mani avide ne aggredirono il contenuto ed ognuno afferrò qualcosa:

    “Sono gioielli!” gridò Cami, “Un sacco di gioielli”.

    “Sono miei!” si affrettò a dire il Bomba “Se non cadevo non li trovavamo”.

    “Niente affatto” protestò il Certo “io l’ho tenuta nel culo per primo”

    “E io ho scoperto che era una valigetta” s’intromise la Cami.

    “E io ho proposto di venire qui” disse il Dego. Ed in men che non si dica tutti cercavano di strappare dalle mani degli altri i gioielli gridando le loro motivazioni. Ben presto si arrivò alla zuffa.

    “Dovremmo portarli alla polizia” convenne qualcuno nel marasma. Calò il gelo: nessuno lo voleva effettivamente, ma tutti si voltarono perplessi a scrutare Flea. Dopo alcuni istanti qualcuno si schierò dalla sua parte, altri no: e ricominciò il casino. Si ripeteva di nuovo, come sempre nelle società umane, piccole o grandi che fossero: oltre l’amore e l’odio, solo la cupidigia sa dare alla testa degli uomini, a farli litigare e dividere, a farli scannare a vicenda, a farli agire senza cognizione, a farli correre come in una gara scorretta, cieca e irrazionale come una disordinata  corsa di topi. Già, che idea, una corsa, una gara.   

    “Fermi tutti, cazzo!” tuonò il Bomba esasperato. Tutti si fermarono. Il Dego teneva il Certo piegato sotto un braccio. La Ire stava per fare di un’unica testa unendo quelle della Cami e della Flea. Catena vigliaccamente tirava calci nel culo di spalle al Dego impegnato. “Ho un’idea!” continuò il Bomba ottenuto il silenzio.

    “Spara” lo esortò Flea.

    “Così non ci metteremo mai d’accordo. Qualcuno li vuole tutti per se, altri li dividerebbero tra tutti, qualcuno li vuole restituire: insomma, faremo una gara”

    “Che bello, una gara!” esultò la Cami.

    “Che tipo di gara?” interloquì il Dego.

    “Me l’hanno insegnata dei miei amici che hanno fatto una cosa simile l’anno scorso, le regole sono queste: si decidono un punto di arrivo e due oggetti a caso: il primo che arriva al traguardo stabilito con i due oggetti vince”.

    “Facci un esempio” suggerì il Certo. Il Bomba corrugò la fronte, pensò per qualche secondo, poi parlò:

    “Non so, ad esempio, si decide che bisogna arrivare a Mantova, di fronte al Palazzo Tè, con uno specchietto di un motorino e un abito da sera”

    “Sembra divertente” esplose la Ire “non ci sono altre regole?”

    “Perchè dovremmo fare una cosa così stupida?” protestò la Cami “Non potremmo decidere alla mora cinese o qualcosa di simile?”. Allora il Bomba si levò su un trespolo e parlò loro come Mosè con le tavole al suo popolo: 

    “Non si può decidere un premio così prezioso solo con la fortuna: una gara simile metterà alla prova la nostra forza di volontà, l’astuzia, lo sprezzo del pericolo e il coraggio, l’istinto di sopravvivenza, il senso dell’orientamento e tante altre cose. D’altra parte, se ci pensate bene cominciamo tutti dalle stesse condizioni: siamo un po’ sbronzi, nessuno di noi sa dove cazzo siamo veramente e c’è buio per tutti allo stesso modo. E poi abbiamo vent’anni: non avremo mai più l’opportunità di fare cose così stupide quando saremo più vecchi. Sapete cosa diceva mio nonno? A vent’anni bisogna essere alti, a trenta prudenti, a quaranta ricchi. Quindi penso che chi riuscirà nell’impresa meriterà quei gioielli come Hitler meritava di morire”. E visto che nessuno parlava, continuò: “allora faremo questa gara o qualcuno ha paura?”. Feriti nell’orgoglio e nel cervello dall’alcol, tutti reagirono positivamente alla chiamata del Bomba con un ruggito da spartani in guerra. Il Bomba rivelò ancora una volta le sue capacità di fomentatore di masse e l’idea di una gara così imbecille ma allo stesso tempo divertente e intrigante, convinse tutti quanti in un batter d’occhio (anche il Certo ruppe ogni indugio, sospinto dall’impeto spartano). Ottenuta l’approvazione generale e sedati in seguito gli animi, il Bomba catturò nuovamente l’attenzione:

    “Ci sono altre regole che dovete sapere: per prima cosa è vietato usare mezzi personali, ad esempio le auto con le quali siamo venuti qui. Secondo: prima di iniziare è necessario sottoporsi al rito di iniziazione che consiste nel bere cinque chupiti in otto minuti. Tutto il resto è lecito. Ci sono domande?”. Il Dego alzò la mano: “Io ce l’ho una domanda: quando iniziamo?”. Il Bomba scrutò l’ora con la faccia da tenente: “Adesso direi. Tutti al banco”. E come per eseguire gli ordini dell’ ufficiale, la truppa si mise in marcia schiamazzando come uno stormo di gabbiani o di militari sbronzi in licenza, prendendo la via delle scale che portavano al banco del Principe. Così, rinchiusa la valigia in una delle due auto, scesero al banco ormai deserto del locale e ordinarono 35 chupiti, costringendo il barista a dare fondo a tutto il suo rum.

    “Dichiaro iniziata la corsa dei cretini!” gridò il Bomba brandendo il suo primo chupito.

    “Aspetta!” fermò tutti il Dego “Non abbiamo deciso la meta e due oggetti!”.

    “Teniamo per buoni quelli che ha detto il Bomba prima: a Mantova, davanti a palazzo Tè, con un abito da sera e lo specchietto di un motorino” suggerì la Cami.

    “Dove lo trovo un abito da sera?” domandò il Certo. “Cazzi tuoi e cazzi di tutti” gli fu risposto.

    “Allora siamo d’accordo” suggellò definitivamente il Bomba “vince il primo che arriva davanti a palazzo Tè in abito da sera e con uno specchietto di un motorino”. Poi alzò il primo dei chupiti:

    “Alla corsa dei cretini! E che vinca il migliore!Cioè io” aggiunse.

    “Fottiti! Io vincerò” lo corresse prepotentemente Catena.

    “Alla corsa dei cretini” gridarono tutti quanti all’unisuono facendo tintinnare i loro bicchierini. Così bevvero. E bevvero, bevvero per cinque volte, cinque bombette etiliche a testa, trentacinque calci alla salute mentale per sette contendenti deficienti, una meta più due oggetti da recuperare, un solo vincitore.

     

     

    (continua tra un tot di giorni..tipo 7 o poco più..)

     

    By Ceo

    June 09

    Shalla

    La Shallezza è una parola che non esiste e se la cercherete sul vocabolario non la troverete. Quindi, dall’alto della mia esperienza in materia e dall’alto della mia maestria nell’applicazione di questo “credo”, mi prendo la licenza di definire tecnicamente il neologismo in questione.

     

    SHALLEZZA(dall’arabo “SHALLA”): modo di vivere  ed affrontare qualsiasi questione della vita in modo sereno e rilassato, in perfetto equilibrio fisico e mentale con l’ambiente e gli esseri viventi, senza lasciarsi trasportare mai da sentimenti quali panico, paura, ansia, foga, ira funesta, odio, cupidigia et similia  

     

    SINONIMI: quiete, serenità, mitezza, equilibrio.

    CONTRARI: Silvia Rigoni, ira, follia, esuberanza, odio, ansia, inettitudine.   

     

    TERMINOLOGIA DERIVATA

     

    SHALLATO O SHALLO: colui che vive la\ nella shallezza

    SHALLITUDINE: Clima diffuso di shallezza in un individuo o in un gruppo di persone\animali o in un luogo da essi frequentato.

    SHALLATORE: Colui che si professa shallato ma non lo è.

    SHANTY: sinonimo di “tranquillo” (es. alla domanda “come ti senti?”- la risposta è “Shanti”).

    SHALLEVOLEZZA: grado di shallezza che un essere vivente può raggiungere. La shallevolezza si misura su una scala che parte dal “livello zero” (o “grado rigoni”) che è rappresentato dall’ansia, fino al “decimo livello”  che è la shallezza pura. Il “livello intermedio” si identifica nell’ignavia.

    SHALLARE: sinonimo di cazzeggiare o non fare nulla o talvolta rilassarsi (es. “Stiamo shallando”- “io shallo”).

    SHALLOPINTO:colui che trasmette shallezza con la sua sola presenza.

    SHALLOFETA: colui che diffonde, infonde e insegna la shallezza.

     

    LE REGOLE DELLO SHALLATO O SHALLO

     

    1.La shallezza è un modus vivendi molto diverso dall’ignavia: l’uomo shallato o shallo sa scegliere sempre una strada, se è quella sbagliata pazienza, torna indietro e prende quella giusta.

    2.L’uomo shallato prova sentimenti di rabbia, ira, odio, cupidigia ma nel contempo non si fa travolgere da essi se non in casi estremi.

    3.L’uomo shallato pensa prima di agire: pensa 10 volte, poi altre dieci, poi inizia a pensarci.

    4.L’uomo shallato non è lento in quello che fa: è lento solo in apparenza; in realtà sa bene quando deve correre. Il vantaggio dell’uomo shallato è che gli altri non si aspettano che sappia correre.  

    5.L’invidia è il nemico peggiore della shallezza: l’uomo shallato è contento di quello che ha ed è consapevole di poter superare chi ha più di lui, oppure non gliene importa, ergo non se ne preoccupa.

    6.L’Ansia è una parola che l’uomo shallato non conosce e non prova mai e non annovera nel suo vocabolario.

    7.L’uomo shallato sa sempre quando parlare e cosa è bene dire perchè pensa prima di parlare.

    8.L’uomo shallato trasmette inevitabilmente la shallezza e la shallitudine.

    9.L’uomo shallato si incazza solo con gli sbirri e con le ingiustizie in generale: ma ciò non lo fa reagire istintivamente e non ricorre mai all’uso della violenza: egli sa come far sentire male i nemici solo con le parole. Reagisce con la forza solo se importunato fisicamente: non alza mai le mani per primo. L’uomo shallato sa vendicarsi nel migliore dei modi qualora sia strettamente necessario l’uso della vendetta. Fare incazzare l’uomo shallato è quasi impossibile.

    10.L’uomo shallato sa distinguere ciò che è un problema da ciò che non lo è. Individuato il problema lo affronta serenamente limitando le perdite al massimo o non subendone affatto.

    11.L’uomo shallato non dissipa inutilmente energie: egli è conscio delle sue possibilità, potenzialità e capacità e sa raggiungere gli obiettivi prefissati col minimo sforzo.

    12.L’uomo shallato dosa il tempo di ogni sua azione con tutto ciò che essa comporta al dettaglio e raggiunge l’obiettivo secondo il tempo prefissato nei modi prefissati.

    13.L’uomo shallato beve la birra e venera la marijuana.

    14.Il shallofeta corregge chi vive al “grado rigoni” della shallevolezza e si preoccupa di potarlo a livelli più alti della shallevolezza.

    15.L’uomo shallato non ha e non da preoccupazioni perchè risolve i problemi (che considera tali) all’origine.

    16.L’uomo shallato odia lo shallatore e lo combatte.

    17.L’uomo shallato non ha nemici perchè essi comportano problemi e sa troncare ogni rapporto con potenziali nemici o rompicoglioni all’origine.

    18.l’uomo shallato non parla solo perchè ha la bocca.

    19.L’uomo shallato rutta senza ritegno: trattenere gas è fastidioso: le scorregge le molla al bagno o solo quando è opportuno o quando ha chiesto il permesso per farlo. I rutti sono più simpatici delle scorregge a tradimento: questo l’uomo shallato lo sa.

    20.L’uomo shallato può compiere imprese eroiche o molto sciocche: nel primo caso si accaparra i meriti giusti; nel secondo caso non ci rimette quasi mai perchè ha già pensato prima di agire.

    21.L’uomo shallato non dipende dagli eventi (nel limite umano), ma gli eventi dipendono da lui.

    22.L’uomo shallato non parte mai per primo se non conosce una situazione, ma aspetta di conoscere la sorte dei predecessori nella medesima situazione. Nel caso si trovi solo ad affrontare una situazione per la prima volta, egli sa già quello che deve fare.

    23.Silvia Rigoni non è donna shallosa.

    24.L’uomo shallato da sui nervi a coloro che non lo sono: tanto a lui non importa perchè quelli sono i suoi potenziali nemici o rompicoglioni, quindi se ne è già sbarazzato o già non ci pensa più.  

    25.L’uomo shallato non segue la massa perchè la massa è sinonimo di caos e schema altrui. In più sa che le cose più interessanti si trovano nella direzione opposta.

    26.Lo shallato fa quello che gli pare; se questo agli altri non va bene sono problemi loro (vedi 24).

    27.Lo shallato causa problemi solo per ripicca.

    28.Lo shallato non si ficca nei guai; egli è come la merda: ne esce sempre e comunque.

     

     

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    Ecco a voi il primo test sulla shallezza, rispondete SINCERAMENTE ad ogni quesito, calcolate il punteggio e leggete il vostro profilo.

     

    1.Sono le 08.03 del mattino. L’autobus che devi prendere passa alle 08.05. La distanza da percorrere per raggiungere la fermata non è copribile in 2 minuti se non correndo. Non hai impegni particolari per il resto della giornata; quindi:

     

    a)      Corri all’impazzata per prenderlo; perderlo sarebbe una tragedia, una noia, uno scazzo.

    b)      Procedi ad andatura blanda: sei sicuro che l’autobus arriverà in ritardo. Se lo perdi che importa? C’è sempre quello dopo.

    c)      Ormai ti sei convinto che è persa. Impiegherai il tempo in attesa del prossimo autobus in modo produttivo.

     

     

    2.Tra pochi giorni devi sostenere un esame, ma attualmente le tue conoscenze sugli argomenti da studiare sono pari ad una manciata di rutti; quindi:

     

    a)      Chiedi gli appunti a un amico e studio più che posso gli argomenti chiave, diffidando comunque   di poterlo passare. Probabilmente il giorno dell’esame ci ripenserò.

    b)      Chiedo al Rime il sacro amuleto perchè ho fede nella potenza del sacro oggetto. Affronterò l’esame col minimo delle conoscenze ma con la certezza che ciò che mi sarà chiesto riguarderà solo ciò che so.

    c)      Aspetto il prossimo appello fissando il soffitto.

     

     

    3.Il\la tuo\a ragazzo\a rientra a casa sbronzo marcio e vomita sul pavimento per poi collassare sul divano. Il giorno seguente si presenta ai vostri occhi una scena raccapricciante: l’odore di vomito ha impregnato il salotto, lui\lei dorme ancora come un\una maiale\scrofa sbavando sul braciolo del suo giaciglio; quindi:

     

    a)      Lo\la sradichi dal divano con violenza ficcandolgli\le la faccia nel vomito minacciando che la prossima volta la bottiglia di whisky gliela infilati nel culo

    b)  Vai a fare colazione al bar dopo avergli\le sfilato il portafogli; probabilmente resterete  fuori anche a pranzo e magari la sera cogli amici. 

          c)  Lo\la svegli incazzato\a come un demonio e lo\la rimproveri su ciò che ha fatto                           facendolo\a sentire inferiore a una merda.

     

     

    4.Sei molto affamato. Hai in tasca una sola moneta. Ti rechi alla macchinetta degli snack e inserisci il tuo unico soldino: il panino si impiglia classicamente nella spirale di metallo; quindi:

     

    a)      Assali istericamente la macchinetta con pugni, calci, sediate e bestemmie fino a quando cade  

    Il panetto.

    b)      Bestemmi. Attendi 5 minuti se qualcuno per caso prende il tuo stesso prodotto facendo 

               così cadere il panetto impigliato. Se ciò non dovesse accadere, ti allontani accettando la

               situazione: d’altra parte lo sapevi già come sono le macchinette, avresti potuto andare al bar.

    c)      Ti dai all’accattonaggio e chiedi un euro al primo passante.

    5.Il vostro vicino sconosciuto ad una conferenza puzza in modo insostenibile; quindi:

      

          a)   Ti alzi platealmente e urli insultandolo che ribadendo più volte insulti e lamentele, 

               esponendolo alla mercè dei presenti.   

    b)      Per parcondicio cerchi di creare pure tu odori fastidiosi mettendolo nella medesima situazione.

    c)      Dopo avere recuperato una saponetta al bagno gliela porgi ammiccando.

     

     

    6.Sei in auto che attendi il semaforo verde. In quel mentre passa un ragazzino che implora la carità; quindi:

     

         a)  Alzi il finestrino e ti fissi le scarpe finchè il ragazzino scompare oltre.

         b)  Porgi la mano verso di lui anticipandolo e gli chiedi un euro per i tuoi 15 figli.

         c)  Scuci un euro, e che dio lo benedica.

     

    7.Ti trovi al secondo piano del polo Zanotto e stai preparando un esame. Un gruppo di evidenti perdigiorno si sta fastidiosamente esibendo in una gara di rutti proprio lì vicino (in un tavolo sotto un orologio); quindi:

     

        a)  Esclami: “sono 10 anni che studio qui e non si è mai visto un gruppo così fancazzista come il 

             vostro: VERGOGNATEVI!”

        b) La sessione è solo all’inizio: ti unisci a loro e vinci la gara.

        c) Vai a studiare altrove.

     

    8.Sei al tavolo sotto l’orologio. Ti allontani per un caffè e al tuo ritorno tale Nadia ti ha rubato la sedia e non ha alcuna intenzione di smuoversi; quindi:

     

    a)      Sollevate la sedia e la scaraventate a terra con Nadia allegata.

    b)      Ti siedi sulla Nadia.

    c)      Cerchi un’altra sedia.

     

    9.Uno\a sconosciuto\a sta flertando, o almeno ci sta provando senza farne mistero, col tuo\a partner; quindi:

     

    a)      Accecato\a dalla gelosia ti avvicini e rifili un rovescio allo\a sconosciuto\a minacciandolo\a che se ci riprova di nuovo può pure scordarsi di avere un sorriso con così tanti denti (sempre non gliene abbia già fatti saltare qualcuno poco prima).

    b)      Ti avvicini e appoggi la mano sulla spalla dello\a sconosciuto\a ed esclami con tono sostenuto:

    Se è un lui: “allora? Hai risolto quei fastidiosi problemi di erezione? 

          Se è una lei: “Come andiamo con la gravidanza? ’Sto bambino arriva o no?”

    c)      Cerchi di richiamare l’attenzione del\della partner facendogli\le cenno di smettere quella

    Conversazione.

     

    10.Stai facendo un test per misurare il tuo grado di shallezza e sei quasi alla fine; quindi:

     

    a)      Che stress, che ansia: troverai i due colpevoli che l’hanno fatto e li punirò.

    b)      Lo finisci; magari risulta che che sono uomo\donna shallo\a

    c)      Realizzi solo ora d’averlo affrontato senza meditare sui vari punti perchè dava l’idea d’essere troppo lungo: segno quindi questa risposta.

     

     

     

     

     

     

     

    PUNTEGGI

    A)=   -1

    B)=   +1

    C)=    0

     

     

    PROFILI

     

    -10 punti: GRADO RIGONI: Sei spacciato: la shallezza sta a te come Marilyn Manson sta al giubileo. Sei ansioso, sempre preoccupato, sempre sull’orlo di una crisi di nervi; oppresso da 1000 problemi che ti trascini appresso faticosamente come uno zaino pieno di mattoni. Sei più istintivo di un ghepardo e cammini perennemente sul filo del rasoio. Risulteresti irritante perfino a Gesù che chiederebbe la crocifissione per gente come te. Se non cambierai in fretta morirai d’infarto a 30 anni. Se hai già 30 anni stai all’occhio e vai a farti controllare le coronarie: Maledetto rompicoglioni!!

     

    Da -9 a -3: GRADO SCATTINO: Non c’è da stare allegri. Il grado Rigoni è ormai prossimo ma sei ancora in tempo per rivolgerti a un buon shallofeta. Bevi meno caffè e fatti qualche risata in più. Evita come la morte quelli del profilo 1 e simili compagnie negative. Fumati un tubetto d’erba e cerca di pensare di più alle conseguenze di ciò che stai per fare: l’istintività ti sta già procurando troppi problemi.

     

     

    Da -3 a +3: GRADO LIMBO: Non conosci gli orrori dell’ansia, ma nemmeno le delizie della shallezza. Imprigionato in questa zona intermedia che non è nè male nè bene, corri costantemente il rischio di cadere nel baratro al primo incontro con un personaggio del punto 1. Sai che ci sono gli shallofeti ma non hai voglia di consegnarti tra le sue mani per pura pigrizia. Sei comunque un\a bravo\a butel\la e sai sorridere alle avversità e godere dei bei momenti. Sai districarti dalle situazioni abilmente ma ti resta spesso qualche rimpianto di non aver agito come avresti voluto. Coraggio, sei sulla retta via!

     

     

    Da +3 a +9: GRADO FONZIE: Hey! ... Sei tranquillo, rilassato, padrone della tua vita. L’ansia ti tocca così di rado come Berlusconi dice cose intelligenti. Lo shallofeta vi sorride a pochi punti più in là e voi ricambiate col pollice rivolto verso l’alto. Sei shalla, sei tu, libero e spensierato: ammicchi al giorno, canti alla notte.

     

     

    +10 punti: LO SHALLOFETA: L’umanità è una accozzaglia borbottante di formiche frenetiche e piene di ansie; così ti chiedi se questo è il tuo pianeta. I problemi per te sono una brezza che ti accarezza il viso, l’ansia una mosca da schiacciare, il rimorso un fuoco spento prima di divampare. Detieni il principio e il fine delle cose tra le dita, giochi ai dadi con la vita e fai sempre 18. Crogioli al sole in perfetta armonia con l’ambiente e con gli amici: talvolta aiuti perfino quelli del grado 1: se la shallezza è un viaggio sereno su un veliero, in un mare soleggiato e piatto come una tavola, allora stai navigando sul panfilo del maraja in un oceano di grazia e armonia.   

     

     

    June 01

    Sintesi di geografia fisica

    Ragazzi e ragazze volevo rendere fruibili a tutti le mie sintesi di Geografia per l'esame con G.M.P. De Santis. Occhio che sono le BASI di conoscenza per la geografia FISICA, quindi non affidatevi solo a queste poche righe per preparare l'esame, ma integratele con il libro obbligatorio e magari con uno studio più approfondito del manuale di Geografia fisica.
    UN CONSIGLIO PER LA TESINA: portategli un argomento di portata piccola non un argomento di interesse nazionale o addirittura sovrannazionale perchè conoscendo già l'argomento continuerà a fermarvi e a farvi correzioni, se invece non conosce nulla di quell'argomento che voi portate se ne starà buono buono senza interrompervi.
     
    Spero che le sintesi vi possano risultare utili,
     
    Paolo
     
     

    La Terra compie un movimento di:

    -         rotazione sul proprio asse (24 h ca)

    -         rivoluzione sul piano dell’eclittica (poco più di 365 d)

    -         traslazione insieme al Sistema Solare nella Galassia

    Si divide in:

    -         superficie terrestre

    -         crosta (continentale/oceanica) fino a discontinuità Moho

    -         mantello (superiore/inferiore) fino a discontinuità Gutenberg

    -         nucleo esterno fino a discontinuità di Lehmann

    -         nucleo interno

     

    La Luna compie un movimento di:

    -         rotazione su se stessa (con un tempo uguale a quello della rivoluzione per questo noi vediamo solo e sempre la stessa faccia della luna)

    -         rivoluzione attorno alla terra che determina fenomeno dell’eclissi di luna (sole terra luna) e di sole (sole luna terra) totale o anulare

    -         traslazione con la Terra intorno al sole

    essa ha 4 fasi:

    1-     novilunio (la sua faccia non è illuminata)

    2-     primo quarto (faccia illuminata con gobba a ponente)

    3-     plenilunio (la faccia è completamente illuminata)

    4-     ultimo quarto (faccia illuminata con gobba a levante)

     

    La litosfera è composta da:

    -         minerali (cristallini o vetrosi)

    -         rocce (aggregati di minerali) – magmatiche – sedimentarie – metamorfiche

    All’interno della crosta e in alcune zone del mantello sono presenti sacche di magma che si diversifica in:

    -         magma femico, più caldo, fluido e meno viscoso perché ha meno silice che scorre liberamente

    -         magma sialico più viscoso e freddo, tende a solidificare in profondità

    Esso si forma per un aumento di temperatura, una diminuzione di pressione, un apporto d’acqua in zone della litosfera dove agiscono forze endogene che causano distensione, compressione o sprofondamento.

     

    Il vulcano è la spaccatura della superficie terrestre da cui fuoriescono lave, vapor d’acqua, gas e prodotti solidi derivati dal magma (piroclasti). E’ comunemente formato da:

    -         camera magmatica nella quale risiede il magma

    -         camino o condotto lavico dal quale fuoriesce

    -         cratere apertura (la sua natura divide eruzioni centrali e eruzioni lineari)

    E dal quale possono avvenire due tipi di meccanismi eruttivi:

    1- attività effusiva, con fuoriuscita di lave e gas in maniera regolare e contenuta (dà origine a rocce effusive) a causa di magma femico

    2- attività esplosiva, con fuoriuscita esplosiva in quanto il magma sialico solidificandosi crea dei tappi che vengono fatti saltare una volta che la pressione interna aumenta

    I vulcani possono avere diverse forme: a scud, stratovulcani,coni di scorie, possono dar origine a caldere. Le eruzioni possono essere di vario tipo: hawaiane,stromboliane,vulcaniane,peleane, freatiche e lineari.

    Si trovano: sulle dorsali oceaniche,sugli archi di isole e sui alcuni margini continentali,sulle fosse tettoniche,su certi rilievi formatisi, ed infine sui cosiddetti punti caldi. E’ presente anche il vulcanesimo secondario (solfatare, geyser…)

     

    I terremoti sono rapide e violente vibrazioni elastiche della crosta. L’ipocentro è il luogo in profondità dove viene improvvisamente rilasciata l’energia, l’epicentro è il suo corrispettivo verticale in superficie. Possono essere:

    - vulcanici

    - da crollo

    -da esplosione

    - tettonici

    Quest’ultimi vengono spiegati con la teoria del rimbalzo elastico (quando i materiali della litosfera subiscono sforzi dapprima si deformano elasticamente fino a quando non si rompono, quando ciò avviene liberano energia sottoforma di calore e vibrazione). Un terremoto rilascia onde P (longitudinali), S (trasversali) ed L (superficiali) quest’ultime causano gli effetti del terremoto misurati tramite la scala dell’intensità (MCS), mentre la magnitudo è misurata con la scala Richter.

     

    Teorie per spiegare la dinamicità della Terra:

    1-     teoria della deriva dei continenti; prima Pangea poi si sono separate non si sa come

    2-     teoria dell’espansione dei fondali; sempre stati così ma si muovono a causa dei moti convettivi dei fondali

    3-     teoria della tettonica delle zolle; la Terra è costituita da zolle che galleggiano sulla estenosfera, i moti convettivi le spostano causando dell’instabilità nei margini delle stesse (vulcanesimo, terremotismo).

    Le zolle hanno margini costruttivi (dorsali atlantiche), distruttivi (catene montuose) o conservativi (faglie).

    Quando due zolle collidono: zolla continentale + zolla oceanica = fossa, arco vulcanico

                                                   zolla oceanica + zolla oceanica = fossa, arco insulare

                                                   zolla continentale + zolla continentale = catena montuosa

     

    La tettonica studia gli effetti delle forze endogene sulle rocce della crosta terrestre. Le rocce possono essere duttili o fragili.

    Gli effetti tettonici possono essere:

    -         dislocazioni (spostamenti di masse rocciose da un punto all’altro)

    -         deformazioni (pieghe e fratture)

    Quando una massa rocciosa si spezza dà orignie alle faglie o fratture, quando si deforma dà origine alle pieghe. Essa studua anche le caratteristiche della crosta: cratoni (nucleo stabile dei continenti), orògeni (cat. Montuose), fosse tettoniche (sistemi di faglie), margini continentali.

     

    La stratigrafia studia le formazioni rocciose per ricostruire gli ambienti passati e la loro trasformazione nel corso della storia. L’unità fondamentale è lo strato, un volume di roccia che presenta delle caratteristiche omogenee. Studiando strati e i fossili ivi contenuti si possono ricostruire i vari ambienti.

     

    La storia della Terra si divide in 4 eoni:

    -         Adeano; formazione della crosta solida, dell’atmosfera senza ossigeno, condensazione delle acque

    -         Archeano; processi di erosione, rocce sedimentarie, compare la vita (cellule procarioti)

    -         Proterozoico; l’ossigeno si accumula, si formano cellule eucarioti, compaiono organismi sessuati, si costituisce l’atmosfera con l’ossigeno e lo strato d’ozono

    -         Fanerozoico; eone suddiviso in 4 ere:

    1-     Paleozoica o primaria: era degli invertebrati e vertebrati (pesci), si colonizzano le terre emerse  piene di foreste, felci e conifere, grazie agli anfibi. La formazione della Pangèa determina sconvolgimenti climatici tali che gli esseri legati all’acqua si estinguono ma sopravvivono i rettili.

    2-     Mesozoica o secondaria; i rettili si diffondono nella Pangèa che inizia a frammentarsi, compaiono anche gli uccelli e i primi mammiferi. Forse a causa di un meteorite si estinguono gran parte di essi.

    3-     Cenozoica o terziaria; lo smembramento della Pangèa è quasi concluso, i mammiferi occupano quello che prima era il dominio dei rettili.

    4-     Neozoico o quaternaria; fase caratterizzate dalle 5 fasi glaciali (Donau, Günz, Mindel, Risse e Würm) e che segna la comparsa e l’evoluzione dell’uomo.

     

    L’acqua ricopre i 2/3 del globo e si presenta in stato solido liquido e gassoso. L’insieme dell’acqua viene detta: idrosfera.

    Le onde sono movimenti d’acqua prodotti dal vento, possono verificarsi onde di oscillazione e di traslazione. Le correnti sono movimenti di trasporto di enormi masse d’acqua possono errere superficiali, (causate dall’azione dei venti), profonde e verticali (causate da differenze di densità e temperatura) Le maree sono variazioni di livello causate dall’attrazione gravitazionale di Luna e Sole e dalla forza centrifuga della rivoluzione, può esserci alta o bassa marea, quando Sole, Luna e Terra si allineano si hanno le massime maree mentre se sono a 90° si hanno le minime.

    Si possono dividere i bacini oceanici in:

    -         piattaforma continentale

    -         scarpata continentale

    -         piana abissale

    I sedimenti oceanici possono essere terrigeni, biogeni e pelagi, l’ecosistema è formato da plancton, necton, bentos.

     

    L’atmosfera è l’involucro gassoso che circonda la Terra, trattenuto dalla forza di gravità e che la protegge dalle radiazioni solari. E’ costituita da: gas, vapore d’acqua e pulviscolo atmosferico.

    E’ strutturata in:

    -         troposfera

    -         stratosfera

    -         mesosfera*

    -         termosfera*                 * costituiscono la ionosfera

    -         esosfera

    L’atmosfera scherma circa il 47% delle radiazioni solari, viene scaldata a sua volta sia dalle radiazioni che dal calore emesso dalla Terra stessa. Le radiazioni che emette la Terra vengono a loro volta schermate e rimandate sul pianeta creando il cosiddetto effetto serra.

    Caratteristiche principali dell’aria sono: temperatura, pressione e uminidità.

    La temperatura dipende da più fattori si possono dividere varie zone: una zona equatoriale torrida, 2 zone temperate, due zone polari. Linee: isoterme

    La pressione atmosferica è la forza che l’atmosfera esercita su ciò che sovrasta. Si divide in zona alta pressione e bassa pressione. Linee: isobare.

    Le aree di bassa pressione si chiamano cicloni, quelle di alta, anticicloni. La presenza di aree di diversa pressione danno luogo ai movimenti convettivi. Con la pressione si possono dividere più zone: una equatoriale di bassa pressione; due subtropicali di alta pressione; due temperate di bassa pressione; due polari di alta pressione.

    L’umidità atmosferica è data dalla quantità d’acqua presente nell’aria. La condensazione al suolo dà origine a nebbia e ruggiada; sublimazione al suolo produce brina; la condensazione dell’acqua nell’aria fredda dà origine alle nubi e alla precipitazioni. Linee: isoiete.

    Si possono dividere in 4 zone: equatoriale, tropicale, medie latitudini, polare.

     

    Tra due zone con diversa pressione si origina il vento che segue sempre il gradiente barico il quale determina la direzione/verso e la velocità/forza. La direzione è influenzata anche dal moto di rotazione terrestre. Si dividono in correnti occidentali e correnti orientali. I monsoni si dividono in estivi e invernali. Le peturbazioni cicloniche si distinguono in extratropicali ed in tropicali. Gli extratropicali danno origine a fronti freddi, caldi e occlusi. Quelli tropicali originano tifoni, uragani ecc. Vi sono infine i venti locali e le brezze.

     

    Il clima è la media delle condizioni meteorologiche in una determinata regione (ovvero di temperatura, pressione e umidità) e non c’entra nulla con il meteo! Si possono dividere 5 classi (o fasce) climatiche:

    -         umidi

    -         aridi

    -         mesotermici

    -         microtermici

    -         nivali

     

    Il ghiacciaio è un’enorme massa di ghiaccio, neve e residuato roccioso. Si crea solo sopra la quota delle nevi perenni. E’ formato da tre parti fondamentali: bacino di alimentazione (dove si accumulano le precipatazioni nevose); il bacino di ablazione (che è quello che sta alla base del ghiacciaio e che si muove lentamente verso la valle) e la fronte (cioè la parte inferiore del ghiacciaio). Spesso in mezzo alla fronte si scaturiscono corsi d’acqua. Il ghiacciaio quando scende a vale plasma il territorio creando quella che in gergo viene chiamata valle ad U (la maggiorparte di ueste valli si sono create dopo l’ultima glaciazione) da non confondere con la valle a V del fiume (del quale bisogna tener presente la lunghezza, la portata d’acqua e la propria foce che, in base alle maree può essere a Delta o ad Estuario).

     

    Le coste sono soggette all’abrasione data da correnti, maree e moto ondoso, possono essere di due tipi alte dove prevale l’erosione e le basse dove prevale la sedimentazione. Esempi di coste alte: falesie, fiordi, rias. Le coste basse possono dare origine a lagune o a liman. Ancora possono fermarsi dei cordoni litoranei (lidi) o dei tomboli.